Una vita a foglietti

Un cuore bisognoso

È una domenica di pioggia, una di quelle che cominciano ad introdurre l’autunno, il freddo e alle 7,00 del mattino hai la tentazione di rimanere abbracciata al cuscino, al calduccio, pigra e assonnata.

Ma ho un appuntamento la domenica mattina. Ho la necessità di andare in Chiesa, di trovarmi in quel luogo che mi dà pace, che mi accoglie, che mi rende unica e importante.

E non c’è nessuna pioggia, nessuna pigrizia che mi fa rinunciare.

Durante il tragitto penso. Non ho l’obbligo di guidare, Felice lo fa per me, e io posso distrarmi con quei pensieri che sempre più spesso vengono a trovarmi.

È a questi pensieri che dedico le mie parole prima di entrare, è a quella donna che continuo a pensare. Dopo la vecchia angoscia, ora è la sua che mi comprime il cuore.

Entro, ed è come essere a casa. E in una casa la prima cosa che fanno per te è accoglierti. Nella norma.

Vanno via i primi minuti, le letture, la Creazione, l’amore “per sempre” e poi quella frase: “…un cuore bisognoso…”

Ecco perché sono qui. Perché qualcuno mi spieghi questo piccolo dettaglio, questa sottile differenza di un cuore che ha bisogno a differenza di un cuore che rifiuta.

“I bambini sono amati da Gesù non perché indifesi o puri; non solo. Ma perché il loro cuore è bisognoso d’affetto.” Una frase quasi banale che Padre Giuseppe pronuncia nella sua omelia ma che di banale non ha proprio nulla. È uno squarcio, è un raggio di sole, è una risposta. Ma allo stesso tempo rafforza quella domanda: perché, se sei nel deserto e ti offrono da bere decidi di morire di sete?

Così mi sembra che tu abbia fatto, mia cara. Hai rifiutato l’acqua, l’amore, l’affetto, la compagnia per scegliere la solitudine, la lenta agonia, la falsa verità. Il tuo non è un cuore bisognoso?

Il mio lo è. Il nostro direi che lo è!

Noi abbiamo bisogno di sapere se sei cambiata, se hai nostalgia, se hai voglia di scambiare ancora qualche parola con noi, se vuoi sentire ancora una nostra carezza.

Chi va in Chiesa con un cuore bisognoso e non per “dovere”, sa che può andare incontro solo al perdono. Ogni cosa ci porta in quella direzione, come una delle frasi verso la fine della celebrazione, quel “Dona a noi la Pace” che stamattina mi fa traboccare il cuore di desiderio. Desiderio di Pace appunto. Per me, per noi, ma soprattutto per te.

Ho bisogno di sapere se sei in Pace. Ignoro l’altra situazione e per me è insopportabile ma non posso più cambiarla. Tu forse puoi. No, non tu. È il tuo carceriere che deciderà per te. La persona a cui hai consegnato le chiavi di tutto, colui che forse ignorerà anche un ultimo desiderio e noi non lo sapremo mai. Forse sarà la sua piccola vittoria, la sua meschina rivincita, l’atteggiamento egoista di un cuore di pietra.

Ma in questo gioco non vince nessuno, si può solo perdere.

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