Una vita a foglietti

Un giorno di Ferragosto

ulivi-secolariSolo 24 ore fa non avrei potuto immaginare dove sarei stata in questo pomeriggio di ferragosto. Non sono in vacanza, non ho ancora visto il mare, ma in compenso ho molto verde intorno a me.

In macchina mi portano in alto, per delle strade così vicine a casa mia ma così sconosciute, così impensabili.

Il cortile di una casa, che per me è ancora solo una casa. Ci sono tante sedie, tante persone. Potrebbe essere una festa e in qualche modo lo è.

È la festa dell’Assunzione, è la festa di un’Assunta che non c’è più da tanto tempo, ma che ha avuto un desiderio tanti anni fa che non solo ha ottenuto di realizzare, ma, cosa ancora più bella, ha visto continuare oltre il suo tempo terreno.

È la mamma di Pasquale Di Domenico, un amico per me di fresca data, ma che mi ha regalato momenti importanti della sua vita. Un libro, un premio, un invito e ora questa celebrazione. Sì, perché qui si celebra Messa. Una Messa per la famiglia Di Domenico, quei tanti figli che a distanza di 25 anni, come ricordano due targhe vicino al quadro che riproduce l’immagine della Madonna di Materdomini, ancora onorano il desiderio di una madre.

Sono in tanti e di tante età diverse. Tante generazioni che in questo giorno, oltre le ferie, il mare, le vacanze, si ritrovano in questo cortile per esaudire sì un sogno, ma anche, credo, per ritrovarsi.

Non ci sono cose molto più importanti di un posto dove tornare! Un luogo che ti accoglierà sempre, anche quando non lo trovi più con l’intonaco fresco, dove c’è qualche mattonella rotta, che si sposa perfettamente coi tuoi capelli un po’ più grigi, con qualche ruga nuova ai lati della bocca, o sulla fronte. Il tempo passa, ma quel posto è lì.

Ha qualcosa di magico una Messa all’aria aperta. A don Beniamino alcune parole sfuggono dal microfono, ma non se ne perde, in realtà, neanche una. Dal mio posto vedo di fronte un campo di alberi di ulivi. Il ricordo di un’altra scena, di un altro uomo che cercò conforto nella natura, mi viene naturalmente alla mente. E non solo come figura, ma come spirito, come presenza viva.

Le emozioni sono forti. E quando Pasquale, a cui toccano i saluti per i presenti, prende il microfono, non ne nasconde neanche una. Per chi è stato professore, per chi è abituato a parlare, non dovrebbe essere difficile trovare frasi adatte alla circostanza. Ma questo è molto di più. È il ripetersi di una tradizione, di abitudini che risalgono a oltre mezzo secolo, ma che ancora vivono in maniera vigorosa nel cuore e nella mente di chi ha avuto un’infanzia scandita dal ritmo della terra, del lavoro, ma soprattutto dell’amore e del rispetto.

Ci sono tanti momenti che resteranno anche a me di questa serata. La bambina che ballava sulle note della chitarra che accompagnava i canti della celebrazione, alla partecipazione attiva dei familiari, come dei vicini, i grandi, i giovani, i bambini. Il vecchio e il nuovo. Ciò che è stato e quello che speriamo, sarà.

Ecco, la speranza.

Questo è uno dei grandi regali che mi riporto a casa, insieme “all’erba della Madonna”, alle lunghe chiacchierate con l’amico Franco che non smette di arricchire le mie conoscenze, ai sorrisi dei bambini, i dolci fatti in casa, agli ulivi che salutano spinti dal vento e da quell’aria di mistero e di certezza che accompagna la nostra vita ogni giorno, e che purtroppo ci capita di dimenticare. Ma una sera così, non può far altro che rinfrescare il corpo e la memoria.

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