Una vita a foglietti

Un terribile, normale, sabato pomeriggio

16/5/2015

Cespugli cresciuti forti e imperterriti in mezzo a un campo arido e secco. Una croce, un cerchio: una pista d’atterraggio.L’uomo che per giustificare aiuti distrugge la natura; come alcuni che per giustificare aridità, fingono interesse.

Ma dietro i cespugli  c’è il mare: calmo, immobile, ma allo stesso tempo vivo. Schiuma e uccelli si rincorrono per gli ultimi giochi del giorno che quasi sta per finire. Non ci sono voci, non ci sono rumori, sembra che non ci sia niente e invece c’è di tutto. Basta girare gli occhi e carrozzelle aspettano di accompagnare persone, le loro sofferenze, le nuove realtà in un posto come questo: un ospedale.

E ho scoperto di nuovo qualcosa. Ci sono posti dove non c’è spazio per rancori e meschinità, Ci sono  sofferenze, ma anche nuove umanità. Gente che sa guardare negli occhi chi sa offrire i propri occhi.

Occhi che sanno scattare centinaia di fotografie al secondo per afferrare e conservare ogni sfumatura, ogni sentimento che passa sul volto di chi guardi.  E altri  a obiettivo fisso che puntano non su qualcuno, ma solo su qualcosa. Un fine che cancella tutto il resto.

Ti ho rivisto, dopo giorni e giorni in cui ti ho sempre pensato e le uniche cose che ho saputo regalarti sono state le mie lacrime. Di gioia, di dolore, anche  di rabbia. Ma le ho ingoiate e ho guardato le tue mani gonfie, i tuoi occhi lucidi e chiusi, la tua pelle secca e i tuoi movimenti immobili e la tua testardaggine, sempre lì. Poche parole, pochi gesti hanno cancellato la nostra lunga assenza. Niente può cambiare l’amore che abbiamo per te. Questo ho scoperto.  E l’hai scoperto anche tu. Ora non servono più le bugie che ti hanno raccontato per anni e che tu, non so da quale ricatto ricattato, hai voluto o dovuto credere.

Dove sono quelle finte persone, quei fantocci che si vantano a parole di accudirti 24 ore al giorno? Dov’è quella iena che dovrebbe essere la tua compagna e che invece si fa accompagnare da estranei  per non confessare che non vuole venire insieme alle figlie? Come potrebbe giustificare lo stato di abbandono a cui ti hanno relegato? Come potrebbero giustificare la mancanza di un cuore che ha permesso di sfasciare un’intera famiglia?

Come fanno a far passare 48 ore senza andare mai a vedere come stai, mentendo ancora, e ancora e ancora. Fino allo sfinimento. Siamo stanche delle vostre bugie. Avete abbandonato un uomo in punto di morte, l’uomo che avete manipolato una vita intera, che avete reso vostro complice e che adesso che non vi serve più e che abbandonate in un letto d’ospedale. Siete degli assassini. Avete ammazzato cuori e vite e persone. Avete mentito spudoratamente nascondendovi dietro ruoli che non vi appartengono.

Io capisco chi ancora vi crede, perché io stessa e le mie sorelle siamo state vittime di queste menzogne. È difficile non credere a chi si nasconde dietro un ruolo, dietro una figura che è sacra, come quella che può e deve essere una madre. Dietro questa parola c’è un mondo intero, un universo che racchiude al suo interno un altro mondo ancora fatto di sensibilità, di fiducia, di AMORE. Parola a voi sconosciuta.

17/5/2015

E oggi, alla fine di una domenica che mi ha vista consolare le mie sorelle in lacrime, mentre continuavo ad ingoiare le mie, mentre pensavo a chi è assente da giorni e che finge di esserci solo perché le bugie sono il suo pane quotidiano, mi ritrovo davanti a questa pagina immobile, inerme, passiva che accetta le mie confessioni, il mio dolore, la mia rabbia che mi fa impazzire mentre scrivo e cerco di non dormire perché il timore è quello di sentire un telefono che squilla e che mi arrivi quella notizia che è ormai il tuo desiderio: mollare.

Io te l’ho fatta la domanda. Io ti ho chiesto se oggi, mentre il destino ti ha condannato al silenzio, avessi potuto parlare avresti detto altro rispetto a quello che hai detto negli ultimi tempi. Adesso che hai visto chi sono veramente le persone che ti circondano. Adesso che hai visto come ti hanno abbandonato, come sei  una persona importante solo per noi, che non vogliamo altro che regalarti ultimi momenti di dignità, a dispetto di questi due vermi che non si possono nominare. Non ci sono termini che possano rendere lo schifo che fanno. Ora hai capito. Hai capito perché per anni ti abbiamo chiesto un’opportunità, perché ci siamo arrabbiate quando ti abbiamo messo sotto gli occhi le sue ruberie e le bugie di quell’arpìa che non siamo riuscite a smascherare solo perché le loro menzogne superavano sempre la nostra più fervida immaginazione. Hai scoperto la verità e la tua unica via d’uscita è uscire di scena. Sei sconfitto da questo orrore che hai accettato da sempre in nome di  non so cosa, ma come vedi non si fermano. Non mollano mai. Non c’è un solo momento in cui riescano a pensare a qualcuno che non siano loro, che non sia lui, l’oggetto di un amore morboso e malato che ha seminato solo dolore sul suo cammino. Dio mio che vergogna.

Ma io ti prometto una cosa. In questa sera che non so se sarà la tua ultima sera, in questa notte che loro non conoscono perché non sanno nemmeno che hai rinunciato a mangiare e non ti hanno più dato neanche l’ultima alternativa, in questa sera in cui non voglio andare a dormire perché il mio telefono potrebbe squillare e dirmi qualcosa di tremendo ma che so che succederà, io ti prometto che mi impegnerò a raccontare la storia di questa famiglia.

Mi dispiacerà non sapere la tua verità, non sapere con che cosa questa donna ti ha ricattato per tanti anni, tanto da ridurti a un fantoccio nelle sue mani, perché questo mostro che hai messo sulla tua e sulla strada dei tuoi figli ha potuto rovinare tante vite.

È la mia ultima promessa per te. E ti dico il titolo che avrà: 23 Giugno 1958. E tu sai di che giorno parlo. Il giorno di una fine, ma anche quello di un inizio. L’inizio dell’orrore.

La mia ricerca sarà lunga, ma mi fermerò solo se il Signore mi fermerà. Nel frattempo il mondo saprà e i protagonisti di questi lunghissimi anni, riprenderanno il loro posto. Quello vero, quello giusto.

Anche il Vangelo stamattina raccomandava la ricerca della Verità. E io mi impegnerò per questo. Te lo prometto.

E tu che avrai letto ancora una volta, forse sarai soddisfatto delle mie lacrime, del mio dolore che non voglio nascondere semplicemente perché è tanto grande che mi sovrasta. Ma non temere, arriverà il tuo momento e quello della serpe che ti ha cresciuto. Ricordati che esiste un girone all’inferno dove vengono ospitate le persone che pure hanno fatto del bene: peccato che l’abbiano fatto solo per averne un riconoscimento e non per bontà di cuore.

Ma voi due, queste parole, non le capirete mai.

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