Una vita a foglietti

Una buonanotte con le coccole

orsettoSquilla il telefono. È già tardi, stranamente sto lavando i piatti e papo è sul divano: risponde lui.

So che sei tu, ti percepisco attraverso la schiuma del detersivo, sotto la gomma dei guanti, dentro quella scatola nel cuore dove ci sono tutte le tue cose. Dove ci sei tu.

Vi lascio parlare e sento che conversate sul lavoro, sulle regole importanti e basilari di colloqui, relazioni… tutti temi ben conosciuti.

Ma sorrido alle vostre spalle perché io lo so cosa tu stai cercando, lo so chi vuoi e cosa vuoi. E infatti.

Vado ad occupare il mio posto da pensionata sul divano e sono pronta alla tua voce. Bello sentirti. Capisco che è una di quelle sere da coccole, quelle del massaggio al piedino, quello delle carezze ai lunghi capelli. Ma non ho niente di concreto sotto le mie mani. Solo un telefono e una voce che arriva da lontano.

Parliamo a lungo. Mi chiedi consigli su cosa dire in certe situazioni, ma io e te sappiamo che non è nelle parole che troverai la soluzione: è altrove che la devi cercare.

La piena conoscenza di sé, dei propri valori, dei propri difetti, dei propri pregi è un cammino che può durare una vita e a qualcuno invece una vita non basta nemmeno per capire che esiste un sé da conoscere, ma qui entriamo nei dettagli di un’altra storia.

Ti chiedi perché ti scontri con delle difficoltà e le mie risposte ti fanno sorridere… le conoscevamo già io e te, conoscevamo le domande e abbiamo scoperto le risposte.

Responsabilità, fiducia, conoscenza, certezza. I quattro pilastri su cui basare la vita relazionale.

Hai fatto una scelta difficile l’anno scorso, una scelta istintiva. Allora ti avevo detto delle cose che forse non avevano lo stesso significato di adesso. Ero contenta perché quella strada ti avrebbe costretta ad arrivare al giorno di oggi, a scontrarti con questo muro ulteriore da scavalcare: quello della tua piena consapevolezza.

Non ci sono parole da trovare nei libri o sulla bocca di altri. Ogni parola che ci viene detta, acquista il suo vero significato solo quando noi stessi le viviamo e quindi a quelle teorie, diamo un seguito di realtà. Se non si passa dal percorso interiore di crescita, qualunque nozione resta solo un concetto astratto. Ma su astrazioni e fantasie non si fonda nulla.

Abbiamo parlato tanto, sono venuti fuori ricordi e paragoni che non avevamo toccato mai in questo modo e viaggiare insieme nel tempo è stato un altro passo avanti verso il futuro.

Hai fatto cose grandiose e non riesci a rendertene ancora conto. Sai dov’è l’ostacolo e sai pure che adesso non ci sarà nessuno a tenerti la mano per fare quell’ultimo salto. Quello lo devi fare da sola. Ancora più sola di quando sei partita, ancora più sola di quando ti sei scontrata con un nuovo mondo.

Quelli sono stati momenti di spinta emozionale. L’onda ti ha presa, ti sei lasciata prendere e sei approdata su una nuova spiaggia. Quello di adesso è un momento diverso. Oggi devi andare ad aprire la porta della maturità. Una maturità che dovrà darti la netta percezione di chi sei, di cosa sai fare, di quello che vorrai diventare. C’è questa porta da aprire e superare. Tu lo sai bene. È il varcare quell’uscio che ti paralizza.

Vorresti ancora una mano, vorresti quel supporto che c’è sempre stato e che ci sarà sempre, ma stavolta in maniera diversa. Io posso dirti cosa troverai oltre quella porta. Io posso sapere quale sarà la scoperta meravigliosa che farai quando deciderai di darti tutto il valore che meriti. Valore che non è celebrazione di un successo materiale, assolutamente no. Valore perché hai deciso di scoprire chi sei.

Questa forma di conoscenza non ha prezzo. Avere il coraggio di non nascondersi dietro scuse, finti problemi, fallimenti e contorni, può solo darti coraggio e forza.

Forza e coraggio per andare a vivere la vita che ti è stata donata, non a guardarla sfilare giorno dopo giorno in una corsa vuota e inutile.

Sei troppo curiosa per lasciarti sfuggire questa occasione. Sei troppo testarda per pensare che qualcosa ti possa essere precluso. Sei troppo forte per dubitare di potercela fare. Sei troppo…

La chiamata diventa video. Sei accoccolata sul tuo lettino che stasera è troppo grande. Noi siamo sotto le coperte e ognuno di noi vorrebbe stare nelle braccia dell’altro.

Questo adoro di te. Quella forza vulcanica che ti ribolle dentro e ti dà l’energia per avvolgere col tuo sorriso chi ha la fortuna di starti vicino e quella morbidezza di cucciolotta che viene fuori in serate come queste, quando sei sola e sbottoni la camicia di forza che a volte ti richiudi sul cuore.

Non si deve aver paura di conoscere le proprie debolezze. Anche perché chi può dire che amare deve far paura? Io amo ciò che siete da sempre, io non mi vergogno di dire al mondo intero quanto vi sono grata per aver saputo tirar fuori dal mio cuore questo tipo di amore che non puoi conoscere finché non lo provi.

È uno degli esempi che ti ho fatto. Intere raccolte di letteratura raccontano dei rapporti d’amore tra genitori e figli, ma è quando lo diventi che quelle parole diventano vive.

Allora vivi mia piccola “miciolla”. Mettiti in discussione, lascia perdere la corsa con il tempo e assapora le giornate delle delusioni e falle diventare pioli della scala che ti porterà lassù in cima. Perché ci arriverai. Sulla cima che è giusta per te, quella che ti è stata assegnata dal destino e che tu hai il compito di andare ad occupare: se scegli di farlo e non lasciarti andare come fanno quelli che si accontentano di “sopravvivere”.

È già l’una di notte. Siamo tutti stanchi ma lasciarsi è difficile. Quando spegni la luce nella tua stanza continuano ad arrivare messaggini e faccine amorose.

Poi arriva quel cuore grande e un “Grazie”.

A una mamma non si dice grazie per l’amore che ci dà; a una mamma si chiede solo la mano che testimoni il segno della sua presenza. Sempre.

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