Una vita a foglietti

Una premiazione che ha premiato me: dal Premio Internazionale Arte e Cultura, una sorpresa maestosa, Mariafelicia Carraturo.

Lo scorso 19 settembre, si era inaugurata la XXIV edizione del Premio Internazionale Arte e Cultura nel complesso monumentale di Santa Maria al Rifugio a Cava de’ Tirreni.

Molti gli artisti che, come sempre, dimostrano la loro vicinanza all’Accademia, che in quella sede fece i suoi saluti attraverso le parole del presidente Michelangelo Angrisani, Franco Bruno Vitolo, Fabio Dainotti e la sottoscritta, in qualità di componenti della giuria del concorso stesso. Perché ovviamente le opere non sono solo quelle esposte, ma sono anche di natura letteraria, con prosa e poesie.

E il lavoro di questa giuria, si è svelato nella serata di sabato 26 settembre, con le premiazioni che si sono tenute nel Palazzo di Città.

Da precisare che le sezioni dei premi, narrativa e figurativa, sono stati divisi causa Covid, l’ospite più invasivo che abbiamo conosciuto negli ultimi mesi, che non è mai invitato, ma impone sempre che si pensi a lui.

In una sera in cui in genere si elencano nomi e si alternano pergamene, medaglie e foto ricordo, si corre sempre il rischio, diciamo la verità, di sembrare un po’ monotoni. Ma non è proprio così.

Il C.T. Angrisani, che non ha sostituito Mancini alla guida della Nazionale ma che è una sua definizione privata, insieme ai tre collaboratori fidati, quindi sempre il professore Franco Bruno Vitolo, il professore Fabio Dainotti e me, che questa volta ho ricoperto quasi il compito di valletta, hanno fatto gli onori di casa, con l’aggiunta di Carmine Lamberti, assessore uscente alla Cultura in rappresentanza delle Istituzioni.

Dicevamo del rischio monotonia, ma in questa serata c’era, apparentemente velato, un incontro molto importante da fare.

Non me ne vorranno gli artisti premiati che avranno molta visibilità in altri scritti, se mi permetto di dedicare ampio spazio a questo altro avvenimento, che, oltre ad essere accomunato dalla pubblicazione del libro e quindi in tema, ha portato una lezione di vita che ho particolarmente gradito. Forse perché rispecchia perfettamente il mio stesso modo di credere.

E poi non ci siamo trovati solo in presenza di una “scrittrice” e quindi adatta al contesto, ma con noi c’era Mariafelicia Carraturo, campionessa mondiale di apnea in assetto variabile e come detto, autrice de “Il risveglio di Partenope” (Guida editore)

Della particolarità di questo record ve ne parlo perché merita tutta l’attenzione possibile, anche se quell’impresa, ha racchiuso in sé, in verità, non uno, ma tre record insieme.

Infatti, oltre ad aver raggiunto i 115 metri di profondità in 3’ e 14”, è stata la prima subacquea ad aver portato la fiamma olimpica alle Universiadi campane, ma soprattutto è la prima sportiva al mondo, nei due generi, in ogni disciplina, ad aver ottenuto il suo primato alla fresca età di 48 anni.

Immagino che già a questo punto la vostra attenzione sia stata maggiormente stimolata, perché così è stato anche per me.

In sala la presenza di un tecnico, di un computer e di uno schermo, ha permesso la proiezione di un video che ha riportato la sua impresa e vi dico che è stato emozionante per davvero, perché abbiamo avuto la fortuna di avere proprio Mariafelicia a commentare le immagini. E garantisco che non è pari alla spiegazione che può fare un commentatore, seppur preparato.

Quando le immagino del mare sono apparse e la voce di Mariafelicia si è liberata in sala, l’atmosfera è cambiata.

Ci ha spiegato il suo riscaldamento, il suo approccio semplice ma completo al mare, il desiderio di comunicare con lui, di sentirlo dalla sua parte; chiedergli di essere accolta e cercare di captarne la risposta positiva attraverso un raggio di sole.

Sapete, sembra strano parlare di queste cose “effimere” quando stai per compiere un’impresa per la quale c’è stata una preparazione fisica tremenda, dalle 6, 7 ore al giorno di allenamento da far combaciare con la vita familiare. Ma nel suo modo di esprimersi, nella sua voce pacata, non passa per la testa di nessuno immagino, di certo non alla mia, che non possa essere la cosa più giusta da fare.

E partono così le immagini della discesa fino al limite fissato. Il tragitto è lungo ma brevissimo nella durata. Discesa e risalita si sono svolte in un tempo talmente breve nei nostri ritmi, ma dove frazioni di secondo possono fare la differenza. L’alta velocità che tocca nello scendere in profondità, lo notiamo dalla pelle del volto tirata, dalla piccola antenna sul capo che si flette come impazzita. È sola Mariafelicia laggiù. Nessuno l’ha accompagnata a quella profondità. Lei e il buio. Lei e il mare. Lei e se stessa.

Sapete cosa mi attrae in questo momento? La grande contraddizione del tempo che scorre veloce e che chiede di fare tutto in fretta, e la solitudine e l’immensità del luogo e del momento.

Mentre io impiego tutto questo tempo a pensare, cercando di comprimere le mie emozioni come si sono compressi i polmoni di Mariafelicia in quell’abisso, lei sta già risalendo. La monopinna ai piedi deve essere usata con molta forza per rientrare in quel minuscolo spazio di tempo e di aria che i suoi respiri le concedono prima di entrare in sofferenza, e poi la luce che diventa sempre più forte, fino a quelle mani alzate come segno prima di liberazione che di vittoria. Per me. Anche perché noi vediamo che tutti i sub che la circondano sono ancora immobili, nessuno la avvicina, ma la spiegazione arriva puntuale: devono passare ancora 30” durante i quali deve dimostrare di stare bene in salute per avere la convalida del record. E passano quei 30”, non tanto in fretta come supponete, perché è strano vederla lì da sola, ad esultare perché lei è certa di quanto ha fatto, ma sola al centro di quel cerchio umano che però, allo scoccare del tempo stabilito, l’abbraccia come è giusto che sia.

Respiro di nuovo anche io, seppure nessuno me lo avesse impedito, ma era una sorta di solidarietà inconscia e sorrido orgogliosa per questa donna che sembra piccola, magra, delicata, ma che è in realtà un gigante.

Sapete, la grandezza, la ricchezza, la forza, la percezione delle cose, noi la immaginiamo con rappresentazioni mastodontiche, faraoniche. Perché ci hanno insegnato che bisogna mostrarle. Ma non è così. La grandezza è ciò che ci distingue nelle piccole cose, nelle scelte coraggiose che riusciamo a compiere, nella forza che non è quella dei muscoli che ci permettono di spintonare e farci largo, ma la forza della determinazione nel seguire la via del cuore.

Da tempo ripeto questi concetti e so che è facile scivolare nella banalità che si può nascondere dietro queste parole. Ma vi avverto, quando chi le pronuncia è anche la persona che le ha messe in atto, state certi che la differenza è palese.

Chi ha questa forza, la diffonde come una fragranza profumata. Le appartiene così profondamente che la racconta con gli occhi, la regala col sorriso.

E non lo fa mai alzando la voce.

È pacato il suo timbro mentre racconta le diffidenze, le difficoltà che ha incontrato. A chi verrebbe in mente di pensare che a 40 anni ci si possa mettere in gioco in uno sport estremo, quando hai una famiglia, due figli, un lavoro da commercialista e una vita apparentemente già incanalata?

Qualcuno direbbe: “a una pazza”. Altri, pochi in verità, “a chi ha deciso di ascoltarsi.”

“Un viaggio non deve necessariamente avere un lieto fine, ma serve per ottenere la certezza di aver lavorato e vissuto per essere te stessa”.

Questo è uno dei pensieri che Mariafelicia condivide con noi, perché “noi siamo tutti essere unici ed irripetibili, ognuno con un dono da scoprire”.

Io non so se prendere qualche appunto, o fermarmi a guardare la sua tranquillità, a seguire il suo sguardo che pure racconta tutte le cose che sta dicendo.

Ho un miliardo di sensazioni. La vorrei abbracciare e gridare a tutti i presenti “prendiamo esempio”, ascoltiamo davvero le persone che hanno avuto la forza di fare queste scelte e cerchiamo in noi il coraggio di vivere.

Quanti possono essere i motivi per seguire quella voce del cuore? Un’infinità. Ma sempre unici per ciascuno.

Mariafelicia parla dei grandi silenzi che le ha regalato l’apnea, della fede che le appartiene, di quanto abbia dovuto lavorare sulla sua mente per capire quale strada bisognava seguire.

Bruco – Crisalide – Farfalla

È questa la trasformazione più conosciuta, ma le trasformazioni devono avvenire tante volte anche per noi: tante volte dobbiamo trovare la forza di cambiare per raggiungere il nostro reale stato di  farfalla completa.

Tutta questa conversazione è dolcemente accompagnata da Antonella Cicale che immagino conosca l’autrice o ha avuto il grande merito di scoprirne le verità tra le pieghe delle parole scritte e dalle domande che stimolano Mariafelicia, arrivano tante osservazioni, tanti di quegli spunti, che, se potessi, la porterei via per avviare una conversazione privata su ognuna di quelle frasi.

“Essere curiosi non basta, poi bisogna mettere in campo il Coraggio”.

Ma non parlavo di questo in uno dei miei ultimi scritti?

Racconta delle esperienze che ha raccolto da un’amica che lavora con i malati terminali ai quali viene posta una domanda tremenda la cui risposta è ancora peggiore:

“quali rimpianti avete?”

“Aver vissuto una vita non nostra, ma aver compiaciuto i desideri di qualcun altro.”

Vivere ciò che non è destinato a noi, ma ciò che altri hanno deciso per noi.

Mi prendo un’altra pausa. Io questa cosa la metterei come materia d’esame. Qualità di vita, Coraggio di vivere.

Scusate i miei voli pindarici, ma stavamo parlando di un record e stavamo presentando un libro, e nella vita di uno sportivo gli infortuni sono una spada di Damocle sempre presente. E Mariafelicia non si è persa nemmeno quest’esperienza. Un’emiparesi transitoria prima del record. Ancora una volta la cosa più “normale” da fare sarebbe stata rinunciare.

“Ci hai provato, hai una famiglia, perché rischiare oltre?”

Queste sono sagge considerazioni o comode scuse. Dipende da come la pensi. E lei ha pensato di andare avanti.

Ci sono ancora dettagli. Un record si annuncia con 6 mesi di anticipo e quando hai un infortunio, il tempo che hai a disposizione cambia se non vuoi rinunciare. Qui si vede ancora di più il lavoro di squadra, perché ad un risultato del genere non si arriva mai da soli. E si deve imparare a fare i conti con le carte che la partita in corso ci ha servito.

Servono cambiamenti, serve accettare di dover lavorare col corpo sì, ma anche con la mente, perché è lì che si trova altra forza, quella che va oltre i muscoli.

“Affrontare il buio degli abissi, per seguire un traguardo che vedevo solo io”, è una frase che somiglia molto alle tante paure, ai fantasmi che nascondiamo nelle nostre menti e a cui, troppo spesso, si concede di prendere il sopravvento.

C’è bisogno di cambiare nella vita, perché “se sei sempre nello stesso stato, non riesci a comprendere in che stato sei” e da questo impari anche a considerare il tempo in maniera diversa

Qui Franco ci regala una perla, tratta da un pensiero di Seneca, cioè di quanto “pensiamo che la vita sia breve, mentre breve è il tempo che dedichiamo alla vita.

Guardiamo gli orologi a tal proposito, purtroppo, e ci ricordiamo che in questa serata bisogna continuare le premiazioni e dobbiamo salutare Mariafelicia e Antonella, non prima di aver saputo che il ricavato della vendita del suo libro va in beneficienza per diverse iniziative.

Sono davvero grata per questa incontro. Sono davvero felice di aver ascoltato ancora una volta quelle filosofie di vita che approvo completamente e che ho deciso di seguire, e che sono così presenti in questo esempio di donna che ho avuto il piacere di scoprire e conoscere.

Perché sapete, il record, il successo, sono la parte finale di un percorso che quando si comincia non si conosce ancora. È questa la grandezza. Avere la forza di seguire, come diceva Mariafelicia, un traguardo che vedi tu sola, ma che non permetti a nessuno di cancellare.

Sono tornata a casa con il tuo libro e una promessa.

Arrivederci a presto

2 thoughts on “Una premiazione che ha premiato me: dal Premio Internazionale Arte e Cultura, una sorpresa maestosa, Mariafelicia Carraturo.

  1. Teresa

    Troppe parole imprendibili in questo post, brevità, tempo, record, profondità, successo, cambiamento, traguardo…, mancano passione, fragilità, semplicità. Scusa Paola, ho preso fiato anch’io fino a che la sportiva è riemersa, (ho pure scoperto che hanno piccole pinne per risalire), ma poi mi sono persa. Sarà la mia età, o la confusione che ho, o che pare di avere, intorno.

    1. Paola La Valle Post author

      Sai Teresa, mi aspetto un tuo commento alla recensione diretta del libro. Alla serata avevamo avuto un’infarinatura di ciò che poteva essere, nel libro c’è stata la giusta conseguenza.
      Passione, fragilità, semplicità, sono i sentimenti che ti portano poi al successo, al cambiamento, al traguardo… bisogna seguire un cammino, non si può mai improvvisare

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