Una vita a foglietti

Vedere la realtà

Salerno81Non so se si può raccontare la realtà. Se ora mi guardo intorno vedo cose che non so se mi serviranno. Vedo un signore che arriva con pochi capelli, anziano quasi, a dispetto della felpa Baci&Abbracci che fa un po’ giovanotto. Vedo quegli alberi tanto verdi con spruzzi di rosa pesco e le strade solitarie di un sabato pomeriggio, affollate di macchine parcheggiate e di qualcuno che arriva a fari accesi.

Entro in una stazione. Forse non esistono posti più squallidi e questo, che non lo è del tutto, è di passaggio come una fermata del tram ma dove si resta un po’ più a lungo, dove si ha il tempo di lasciare un pensiero su uno spicchio di muro o un colore che dia forma a un’idea, lo è ancora di più. Qui cadono gocce d’acqua, anche in questo giorno di sole e uccelli danno prova del loro passaggio con atti corporali che, nel loro schifo, ben si adattano al luogo.

Il signore quasi, forse anziano, conosce il posto. È entrato prima di me che mi sono lasciata scaldare dal sole, ma dentro si è appropriato dell’unico spazio dove lo stesso sole viene ad aspettare un treno che porti anche lui chissà dove.

Ma mentre penso il treno già mi ha fatta salire, parte, quello che racconto non è più ciò che vedo, sono già ricordi, pensieri sfumati, un po’ addormentati dalla lunghezza di un orizzonte senza fine, come solo il mare sa regalare.

Quello che vedo adesso sono volti, visi che appartengono a vite che non mi appartengono. Volti grandi, piccoli, giovani. I grandi sono stanchi, i piccoli persi nei videogiochi, i giovani guardano fuori senza vedere più. Il cammino è sempre lo stesso, non sanno guardare le sfumature del tempo, dei giorni, delle stagioni. Hanno occhi che non brillano, come non sembra brillare la curiosità per la vita che ancora ha da essere vissuta.

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