Una vita a foglietti

Volere è potere

volereCava 3/12/13

In un’altra pagina, avevo appuntato il modo civile ma fortissimo della Scandinavia tutta, di ribellarsi a colui che aveva colpito al cuore tante famiglie, ma che nella sua follia se ne era assunto le responsabilità. Oggi ancora un altro paese, l’Islanda, mi colpisce per le sue iniziative. Premetto che non ho letto i giornali e ringrazio l’amico Cosimo che ha condiviso questo articolo, per cui ho saputo di questa iniziativa che ai nostri occhi risulta scioccante.

Appunto in Islanda, lo Stato ha deciso che le gravi conseguenze economiche provocate dalle banche e dai loro giochi finanziari, le pagheranno i colpevoli. Sì, avete capito bene. Non tasse per i cittadini che avevano subito già due anni di restrizioni, ma per chi aveva causato il tutto. Leggete bene ragazzi. E’ un passaggio importantissimo. Non è vero che certe cose non si possono fare, non le vogliono fare. E di fronte a queste affermazioni mi rendo conto che c’è sempre la nostra considerazione : “Lo sappiamo già”, ma questo deve farci non aprire, ma spalancare gli occhi. Il Fondo Monetario si è permesso di non approvare l’iniziativa dell’Islanda, immaginate perché? Crea un precedente. Hanno già minacciato sanzioni, ma quelli a casa loro, vogliono decidere da soli cosa fare. E il punto è questo. Sono liberi di decidere? Penso di sì. E noi? Sicuramente no, visto che ci siamo calati le braghe non per la soluzione della crisi, ma già permettendo a dei parrucconi di farci entrare in questa maledettissima crisi. Siamo solo numeri, cifre che gonfiano il loro conto in banca. Se non la smetteremo di litigare tra di noi per la destra e la sinistra, lite che fa molto bene a chi ci deve distrarre, non capiremo mai che strada imboccare per venirne fuori.

I nostri intellettuali ci fanno notare come siamo messi talmente male, da aver liberato le curve dagli ultrà grandi e già puniti, per riempirle dei piccoli ultrà che crescono. Nella vita l’esperienza è tutto. Ma quei bambini maleducati, figli di famiglie già indirizzate, guidati da educatori che hanno accettato di vedere lo stadio come luogo di sfogo a tutte le repressioni umane, saranno il nostro futuro. Non neghiamo loro lo stadio e il calcio, come neanche la politica o la convivenza. Insegniamo loro a vivere tutte le esperienze con rispetto e prospettive. Questo ci migliorerà. Aprire gli occhi noi, per permettere ai nostri figli di VEDERE.

E forse domani Islanda lo diventeremo anche noi.

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