Una vita a foglietti

Considerazioni mature.

Si passa tanto di quel tempo a cercare di capire e far capire situazioni vecchie, ingarbugliate, che ognuno interpreta a modo proprio. Situazioni che hanno messo a dura prova la stabilità emotiva e fisica di tante persone, ma che poi magicamente, capisci che dovresti analizzare focalizzando la tua attenzione su pochi passaggi, fondamentali e indiscutibili, dimostrabili, dai quali non si può scappare.

Se una persona amministra dei beni, qualunque essi siano, dovrebbe fare in modo che da questi beni si garantisca il sostentamento degli interessati.

Gestione di anni. Punto.

Mai resoconto fatto vedere ad altre persone, ma solo lamenti e commenti verbali. Altro punto.

Gli altri, stupidamente fidandosi, mai hanno chiesto e preteso di sapere cosa succedesse su quei conti. Colpa.

Nel momento del bisogno l’amministratore chiede sostegno economico ai non sapienti e la prima volta si accetta, sempre senza spiegazioni certificate ma verbali, la seconda volta no. Catastrofe.

Come mai, e interrogo la platea, una persona così capace, così premurosa nei confronti degli amministrati, si permette una gestione della “cosa” (non pubblica e non sua) così scriteriata da risultare in rosso (di sicuro al febbraio 2014), ma meritando sempre lo scettro di persona affettuosa, capace e disinteressata, mentre gli altri diventano quelli che vogliono “prendere” (anche questo certificato da lettera di avvocato senza carta intestata).

Le domande allora diventano queste: perché uno solo deve gestire e altri devono pagarne le conseguenze? Perché agli altri, a cui viene chiesto aiuto, non è concesso di fare domande o di sapere in che modo sono andati via dei soldi? Perché gli amministrati vogliono che questa poco limpida situazione non venga mai chiarita dai protagonisti, ma tutto deve rimanere così com’è “mettendo una pietra sopra” a quanto accaduto e provvedendo a tenere lontani i contendenti? Così fanno le “brave e buone persone”, circondati e consigliati solo da “brave persone”? Queste sono cose dimostrabili, non ho aggiunto nessuna delle mille storie che potrei mettere a corollario di una situazione che ha cambiato la vita di molte persone. In quale direzione lo dirà solo il tempo, nel frattempo ha segnato tantissime vite. Questa è un’altra cosa certa.

Le parole fin qui scritte hanno una data, 13 marzo 2015. Quelle che seguiranno sono di oggi.

Ho aspettato per questa pubblicazione per due motivi: ho fatto leggere ad alcuni degli interessati il testo per una forma di correttezza che ritengo mi appartenga, a differenza di ciò che alcuni pensano. Non ho avuto notizie devo dire, ma al mio paese, chi tace acconsente. L’altro motivo è che nel frattempo, queste considerazioni erano state fatte anche a voce a persone che avevano avuto fino ad allora solo una versione contorta dei fatti e quindi le loro reazioni erano state, come dire, “indirizzate”. Allora, confidando sempre nel senso di giustizia e obiettività che immagino debba prevalere nelle persone, sì, io credo questo, ho aspettato di vedere se potessero esserci sviluppi. Ma ad oggi, dopo circa una settimana, niente è successo. Tutto tace, tutto continua a galleggiare nella melma del silenzio, delle bugie, della vigliaccheria. Complimenti ancora una volta per l’ennesima occasione persa.

Questo faccia riflettere su chi vuole chiarire e su chi vuole nascondere, su chi parla di fatti e chi di bugie. E come sempre ripeto l’invito fatto anche molto tempo fa: se volete e soprattutto se POTETE smentirmi, venitemi a cercare, io sono sempre negli stessi posti, con le stesse persone, a fare la stessa vita.

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