Una vita a foglietti

Giacomo Casaula e la sua band – Luci di Milonga – Il cappellaio Magico

gaicomoAl CUC di Cava, la sera del 25 Aprile, Giacomo Casaula, ci regala di nuovo un suo spettacolo. Luci di Milonga – Il Cappellaio Magico. Quando me ne aveva parlato, avevo pensato che la data fosse casuale, ma mi sbagliavo. E di tanto. Anche perché che fosse la giornata della Liberazione, lo sapevo bene, per vari e ovvi motivi, tra i quali un poco sentito intervento, di quelli “doverosi” fatti al mattino in altra sede. Ma cosa può ancora significare e cosa è stato il giorno della Liberazione, credo che Giacomo e i suoi ragazzi l’abbiano spiegato molto meglio di tante parate e commemorazioni.

Ci accoglie con la poesia di Giordano Cavestro, nome di battaglia Mirko, scritta pochi minuti prima di essere fucilato e comincia a darci un’idea di cosa sarà la nostra serata.

Tutto lo spettacolo si basa sulle canzoni di Rino Gaetano e su testi scritti dallo stesso Giacomo, con alcune rappresentazioni e interpretazioni nelle quali si fa accompagnare da due “amiche – attrici” Miriam Siani e Germana Di Marino, (già “sua moglie” nello spettacolo di Chagall ndr)

Ma Giacomo ha alle spalle una band degna del suo talento. Al basso Marco Forleo, alle chitarre Davide Trezza e Francesco Oreste, alla batteria Luca Senatore, alle tastiere Ernesto Tortorella. Ragazzi strepitosi, che amano quello che fanno e non puoi non accorgertene perché ogni nota che viene fuori da quelle corde, da quei tasti, dalla fisarmonica o dalla forza della batteria, è accompagnata da una passione che le fa diventare altro: frecce che attraversano il cuore e lasciano spazio alle parole e alla voce di quel leone che ruggisce davanti a loro.

Non so ancora come descrivervi quello che ci ha raccontato, quello che ci ha cantato, quello che ha voluto anche mettere in scena. Non lo so. So che ha portato avanti un discorso bellissimo, ha saputo abbinare ognuna delle vecchie canzoni di quel mito che è stato Rino Gaetano ad un momento attuale. Senza essere banale, senza aver copiato nessuna delle informazioni filtrate e indirizzate che oggi ci propinano in ogni salsa, partendo dall’essere “figlio unico” anche in una famiglia numerosa, o all’ISIS, alle sue stragi e al contrabbando di petrolio che l’arricchisce.

Quello che mi sconvolge sempre di Giacomo, è sentire che lui la rabbia per quelle parole che canta ce l’ha davvero.  Lui ha dei sogni e quando li racconta si trasforma in quel leone che non si può tenere in gabbia. Ha qualcosa che trasmette attraverso il corpo che appare goffo, lui che è tante cose non è un ballerino, eppure senti che anche quei movimenti servono per raccontare tutto ciò che è vivo e che esplode dentro di sé.

Il palco gli serve, è anche piccolo, per questo si è ritagliato uno spazio tra noi e lui perché anche lì viene a raccontarci pezzi di vita, di amori che si lasciano dopo aver scoperto l’Africa, le sue miserie che sono anche motivo di grandezza o quando lo affida alle sue attrici per la marcia dell’Aida.

Ma quanto sono belle le canzoni di Rino Gaetano?

E quando si chiede il senso dello scrivere? Come succede che la “passione di farlo”, diventa il “quanto guadagnerò?” Perché, quella che sembra la realizzazione di un sogno di bambino che racconta il suo mondo fantastico, diventa freddezza nel trascrivere una nuova realtà? Quella voglia di cambiare il mondo, di smuovere coscienze, ma che ha fallito. La speranza è morta come la scrittura! Vorrebbero farci credere questo, ma ad alcuni la scrittura ha regalato l’immortalità, come per le poesie di Pablo Neruda e Jacques Prévert. Giacomo le recita con le sue amiche, tutti insieme, voci diverse e uguale partecipazione, stessa voglia di far arrivare emozioni di anime lontane, ma ancora così vicine ai brividi del nostro cuore.

Mi accorgo che in alcuni momenti non partono gli applausi, ma non significa che ciò che si sta facendo non viene apprezzato. Personalmente mi sembra di sentire una particolare forma di rispetto, come se non si volesse interrompere una magia che nasce da quel palco, di non fermare quel fluido di passione che ci travolge e ci avvolge e che ci porta a conoscere l’amore di Giacomo per la sua terra, per le sue radici e che ci racconta nel monologo sul quanto “puzziamo”. Ci fa un elenco lunghissimo di validi motivi che abbiamo per giustificare così fetidi odori: una Napoli che ha un patrimonio storico ricchissimo, che ha costruito il primo teatro al mondo, la prima guglia, che è stata la prima ad avere un’illuminazione e un’università pubblica e molto altro ancora. A Napoli si potrà imputare tanto, ma non si potrà cambiare il suo passato, la sua cultura, la sua storia, il suo essere all’avanguardia, il suo essere capace di trasformare in odore anche quella puzza che ci rende fieri di appartenere alla sua origine.

Poi Rino Gaetano si ripresenta ancora prepotente con la sua Berta che filava nella vita e sulla politica ed è quasi un urlo quel suo riferimento rabbioso a questa nostra città, Cava dei Tirreni, che presenta 11 candidati a sindaco! Hai ragione Giacomo, è una vergogna. Come sarà mai possibile che una realtà come la nostra ha bisogno di undici rappresentanti per migliorare la qualità della vita, per risolvere i nostri problemi? Visti da fuori, dopo proclami ed interviste in cui hanno tentato di raccontare dei programmi politici che non ci sono, abbiamo il terrore di queste “urne” che verranno e di cosa ancora potranno significare per il nostro futuro!

E poi arriva Aida urlata con rabbia, con la voglia di non mollare, di non arrendersi davanti a quel fucile che è ancora puntato dopo aver ammazzato “Mirko” e molti come lui.

E io mi sono sentita piccola piccola con il carico dei miei 50anni di sogni accarezzati, non sempre realizzati ma mai abbandonati, di fronte a questo giovane che non solo ha ideali da difendere, ma ha anche i mezzi per poterli realizzare. E credetemi, per chi ha voglia di guardare ancora al futuro, quando il proprio è diventato un po’ più vicino, è bellissimo immaginare che ci sarà chi continuerà a vivere davvero, guardando con occhi attenti e non passivi quello che succede intorno a sé.

Perché Giacomo è ancora un sognatore. È amante di ciò che può essere vero e sincero come la musica, l’amore, lo scrivere, ma sa anche capire il cattivo utilizzo che ne viene fatto. Di come riempiano le nostre menti di teorici insegnamenti che poi si scontrano con la realtà.

Per questo coinvolge tutti i suoi amici nella recitazione, ognuno di loro racconta un pezzo della vita durante la quale si ascoltano i grandi proclami del dire, ma ai quali non seguono “relazioni” con quelli del fare.

Come la scuola dei sogni e i tagli continui che interrompono gli stessi sogni.

Dei mille programmi di cucina  e del mangiare che si scontrano con la guerra dei corpi che devono sempre rientrare dentro “taglie” stabilite.

O come il viaggiare che non deve significare scappare e l’amore che è combattuto tra rose e messaggi.

Le donne, compagne, madri, amanti ma troppo spesso vittime.

Il tempo speso da chi si affanna tra un drink e una spiaggia e chi, in quello stesso mare, consuma tutte le speranze di una vita.

Il lavoro macchiato di sangue e ingiustizie con leggi che non ne tutelano la dignità.

E l’ipocrisia che permette di essere razzisti con la propria gente e poi andare a discutere nella lontana Strasburgo dell’Europa unita.

Ma dopo questo bagno di rabbia ci regalano di nuovo la speranza con il cielo che è sempre più blu, ma chissà perché non basta. Non a loro e ci accorgiamo che non basta neanche a noi.

E allora parte quella canzone che non mi è mai parsa così vera e sincera come in questa sala che vede giovani e anziani, chi ha fatto la storia e chi si affaccia ai nastri di partenza, cantare a pieni polmoni Bella ciao.

Non c’è politica in questo gesto, c’è solo un sogno da difendere: la nostra libertà, la nostra Patria e il rispetto e la dignità per chi ha tanto creduto in questi valori da sacrificargli la vita.

Grazie Giacomo, a te e ai compagni di un viaggio che spero vi veda sempre uniti.

Hai scritto e portato in scena uno spettacolo che come sempre ha deliziato i fortunati presenti.

Ho visto mani rosse per i sinceri applausi, occhi sgranati di chi vi accompagna nella vita ma che ha avuto la sorpresa di “scoprirvi” ancora una volta, e ho sentiti complimenti di chi ha raccolto tanto, non solo le caramelle che sono uscite “magicamente” dalla classica tuba del tuo idolo Rino.

A me hai lasciato un carico di pensieri in un giorno particolare, in un momento strano della mia vita, e hai spiegato molte delle sensazioni che mi assillavano dal mattino. La tua energia e la tua passione poi, ci ha riaccompagnati a casa, ha cenato con noi e siamo certi che sarà parte delle nostre ricchezze ancora per lungo tempo.

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