Una vita a foglietti

Pezzi di vita… a pezzettini

Anno 2012

Voglio scrivere una storia. O forse la storia. Mi serve un inizio, ma da dove partire? Dalla calma di oggi, dalle lacrime di ieri, dall’infanzia… da dove?

C’è di tutto nella mente: il sole, la campagna, tanta gente. E’ stata sempre piena di persone la nostra vita. Nonni, zii, cugini, famiglie numerose che crescevano sempre più, ma non se ne perdevano i confini, ci si allargava e rientravano tutti dentro, come quando ci si ritrovava d’estate e negli stessi letti dove si dormiva in due, si arrivava ad essere in sette. E poi c’era sempre il pavimento. E la campagna era tanta, spazio per alberi, altalene, cocomeri mangiati “in loco” e grano e spighe che diventavano bambole. E materassi di sfoglie altissimi, se cadevi ci rimanevi, cosa da far atterrire i nostri princìpi di lattice, reti ortopediche, dormire comodi.

Lì si dormiva, si rideva e si viveva. Quella era la nostra realtà e anche il nostro sogno. Cinque giorni in città e due lì, dove c’era tutto.

E oggi avete rubato proprio questo: il “tutto” dentro cui ho vissuto. Quello che mi ha sempre fatta sentire fortunata, diversa, ricca, perché ho amato talmente tanto quegli anni e gli insegnamenti che mi hanno dato, che questa pugnalata oggi mi ha strappato il cuore. Dove sono quelle persone, dove sono le mie risate, i miei fichi mangiati sugli alberi, le serate intorno al fuoco, i racconti di fantasmi, le notti passate a ridere di quella parlata strana. Dove sono…?

Li avete chiusi in un conto in banca, in quattro soldi cenciosi che non vi regaleranno un solo momento di calore vero. Perché? Perché? Sono passati otto mesi da quel tremore, quelle paure che ci portarono a dire basta, così non si può continuare. Solo questo ci ha spinti ad entrare in una cosa che non ci ha interessati MAI. Il timore di non vedere tranquillità in una persona di 90 anni che doveva vivere (deve) i suoi ultimi giorni solo in pace. E invece… il senno di poi insegna molte cose. Dopo però.

 

Cava 11/10/13

E il senno del dopo poi? Questo non lo avevo considerato mai. La storia che ho raccontato più di un anno fa mi aveva segnata nello spirito e credevo di aver visto tutto. Ma come la vita insegna purtroppo, non c’è fine all’orrore. E’ ottobre, sono passati più di tre mesi da quando si è consumata una storia che forse definire incredibile è poco. Scopri che quelle persone che pensavi avessero fatto questioni per centinaia di migliaia di euro, forse sono dei signori se confrontati a chi per poche migliaia di euro da gestire, ha venduto i genitori. Sì venduto. Rendendoli complici di una cattiveria indicibile, di un gesto che né genitori né figli dovrebbero compiere e genitori e figli non dovrebbero subire. Eppure è successo, nascosti dietro facce di perbenismo, di amore filiale. Come possiamo essere confusi da apparenze così false e ingannevoli? Siamo tutti portati a dire che siamo brave persone. Io, la mia famiglia, i miei vicini, i miei colleghi. Tutti bravi? E allora chi è che fa tutto questo male? Chi è che ruba, che truffa, che si droga, che ammazza… chi è? Tutti noi siamo potenziali cattivi. Tutti veniamo tentati da qualcosa e in molti si cade nell’errore. Poche cose ci possono salvare da questo precipizio senza fine: gli affetti. Quelli che dobbiamo provare per noi principalmente, perché per qualunque bugia raccontiamo al mondo, noi sappiamo bene qual è la verità. E di conseguenza alle persone che amiamo. Quelle con cui abbiamo condiviso tutto. Dolori, botte, rinunce e risate, gioie, soddisfazioni, sogni. Ecco, la famiglia è questo. Quel posto dove puoi sempre rifugiarti, quelle persone che ti tendono la mano, ti sgridano e ti aiutano, tutto fanno con te, senza dover chiedere conti, e senza dimenticare il rispetto. Perché anche in questo luogo che dovremmo definire sacro, è necessario riconoscere rispetto e dignità per tutti. Non c’è nessuno che si innalza al di sopra di altri e nessuno deve avere potere, né morale né economico sugli altri.

Ma tu, vecchio disperato mollusco senza attributi, come passi le tue giornate? Fai i conti con i guai che combini? Hai talmente stretto il giro intorno al collo che secondo me, comincia ad avere l’idea del cappio. Ma raccoglierai quello che hai seminato: solitudine e avidità. Sarai ripagato con la stessa moneta, anche se sarai ricoperto d’oro, anche se la tua cara compagna ti farà fare il mantenuto (al guinzaglio come un cane), sarai solo. E avrai tempo, dall’alto della tua meditazione Zen (e mi scuso con chi la pratica veramente), di capire davvero quanto sei miserabile. Complimenti!

 

Cava 28/01/14

E’ iniziato un nuovo anno, ma si è trascinato dietro tutto il marcio del vecchio. So che qualcuno avrà da ridire sulle mie parole, ma a tutto c’è un limite. Qualche mese fa mi sentivo un vaso rotto e incollato. Rughe e crepe ovunque. Oggi ci sono solo cocci. Senza possibilità di rinascita, di ricomposizione. Pezzi rotti e dispersi, impossibili da raccattare. E allora è giusto che ciò che evapora da quel vaso venga ricordato? Non lo so. Ora voglio cercare di capire cosa è rimasto sul fondo. Cosa dovrà permettermi di piantare ancora quel germoglio di speranza per ricominciare. Per l’ennesima volta. E forse l’unica certezza è che nel nuovo viaggio alcuni accompagnatori sono scesi, per non risalire mai più. E non so cosa provare a proposito di questo. Sensazione stranissima il salutare viventi come se mai più ci sarà possibilità di incontrarsi. Ma in questa storia non c’è niente di normale. Né l’inizio, né la continuazione, e tantomeno la fine. Ovviamente.

 

Cava 18/2/14

E non è finita infatti. Siamo alle lettere di commiato. Anche quella abbiamo ricevuto. Una bella letterina scritta col tono della maestrina, ma con la firma del vecchio saggio. Tanto saggio da rinnegare tutto, anche i figli. Essere disposto ad accusarli di colpe che non hanno mai commesso e lo sa bene, pur di credere a un bugiardo che gli ha spappolato il cervello. Grazie. Davvero grazie per aver aperto gli occhi a queste stupide che per mesi hanno sperato di poter di nuovo aver cura di voi, di poter meritare un confronto, un chiarimento. Grazie a chi senza sapere ha giudicato e condannato. Noi abbiamo sempre voluto dire la verità, ma questa parola è sconosciuta a molti. Ci sono interessi e beghe personali che coprono tutto. Ma il tempo ridarà il giusto posto a ogni cosa. Abbiamo atteso 50 anni per capire che l’opportunità data a delle misere persone è stata sprecata. L’affetto soltanto poteva permetterci di sopportare tanta pochezza di intelligenza e di moralità, ma ovviamente non è stato capito niente. Ma va bene così. Si sceglie in che modo vivere, quali direttive dare alla propria esistenza. E se si sceglie la strada della menzogna, non si può arrivare che nella melma. Non dirò che è finita, non lo sarà finché avremo vita. Le cicatrici di questo dolore non passeranno mai. E qualcuno, stando fuori dai nostri cuori, pensa di poter giudicare il nostro comportamento. Grave, imperdonabile errore.

Io posso affermare che in questa storia c’è il ladro, la bugiarda, l’opportunista, quello senza spina dorsale. Posso farlo perché ne ho le prove. Da qualche parte è scritto che vivi alle spalle di altri senza essere in grado di guadagnarti il tenore di vita che vuoi mantenere. E’ nero su bianco e non lo potrai cancellare mai. Poi le bugie che si raccontano son poca cosa visto a chi le racconti. Gente incapace di un minimo senso critico. Ma va bene anche questo, sai perché? Ti stanno facendo del male anche loro. C’è una giustizia divina che dice che per ognuno di noi verrà la fine. E quando questo accadrà per la tua gallina dalle uova d’oro, sarai di nuovo il solito pezzente e accattone che dovrà attaccarsi come una sanguisuga a qualcun altro per sopravvivere. E’ la tua condanna e pagherai per tutto il male che hai fatto. Ti servirà molto fiato per sperare che le false parole che vai in giro a pronunciare sbandierando falsi affetti possano aver presa. La storia scritta, dice che dove hai messo piede, non è più cresciuta erba. E non ti chiami Attila.

4 commenti su “Pezzi di vita… a pezzettini

  1. Anna

    Ciao, in questo momento mi sento di fare un augurio a tutti quelli che, come me e te, sono dall’altra parte: che tanta bassezza non ci sporchi l’anima e il dolore e la rabbia non si tramutino in sentimenti che mai ci sono appartenuti. Chi guarda da fuori potrebbe non capire, ma chi guarda da fuori non deve giudicare

    1. Paola La Valle Autore

      Abbiamo avuto per troppo tempo contatti con chi aveva poco valore e mai siamo cambiate e non lo faremo adesso, ne sono sicura. L’augurio che faccio, è che i protagonisti di questo scempio possano avere il tempo di raccogliere i frutti di tanta cattiveria e meditare…

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