Una vita a foglietti

Il Viaggio dell’anima

Ho ricevuto questo dono. Don Osvaldo Masullo, parroco della nostra San Vito, ha voluto dedicarmi delle riflessioni in seguito alla lettura del mio libro: Grazie alle nuvole.

Non ha solo scritto queste parole, me le ha lette personalmente prima di farmele arrivare. È stato un gesto che ho apprezzato tanto, più di quanto io possa esprimere, anche alla luce di una situazione di salute che conosco e che da un po’, ormai troppo, ci sta privando della sua presenza.

Le metto qui, dove ci sono tante cose, ma da tempo, molte delle mie cose, non ci sono più. Nuove riflessioni sono nate, riflessioni che non ho ancora voglia di condividere con il mondo, ma che ho deciso di dare proprio a don Osvaldo. Il suo pensiero, in merito ai miei nuovi pensieri, sarà grande spunto di riflessione, di confronto.

Allora dico grazie, pubblicamente, a una persona che ha colto molto di quel viaggio e me lo restituito.

Grazie, profonda gratitudine

Qual è il genere letterario dello scritto di Paola La Valle?

Poetico, fiabesco, narrazione contemplativa? Un cammino d’introspezione a partire dalla contemplazione e attenzione alla natura? Una persona con la testa fra le nuvole?

Scorrendo il libro e le foto, si scopre poi come quello di Paola sia un cammino, un viaggio che lei ha percorso – e che ancora percorre – anzitutto per ritrovare se stessa, la sua pace, il suo equilibrio interiore.

Di cui la natura; dalle nuvole, gli alberi, agli uccellini, sono in qualche modo partecipi, responsabili, complici, facilitatori. A una prima impressione si rimane colpiti da questo sguardo attento al variare delle nuvole, quell’attenzione alle piccole cose, ai particolari che alla maggior parte delle persone sfuggono, per non dire che non esistono.

È lo sguardo di una sognatrice, viene da chiedersi?

Però se porta ad essere più attenti a persone e cose, se spinge ad essere più riflessivi e meno distratti, più capaci di introspezione e ammirazione per l’infinito universo, così gratuito e splendente di bellezza, già questo riempie di luce gli occhi e riscalda il cuore in un canto di gratitudine che può e deve diventare la nostra esistenza.

Tante volte, per tante persone, la vita sembra vuota, senza senso, mentre invece basta guardarsi intorno con attenzione, in profondità, perché esso si riempia di colori e si apra ad orizzonti più vasti.

Le prime pagine non sono molto avvincenti anche se costituiscono la strada, il metodo per una lettura più profonda della realtà e di se stessi; oltre come esempio-invito, a non trascurare le piccole cose, l’infinita piccola realtà che ci circonda e ci arricchisce. Il metodo di Paola diventa così una metafora per dialogare con l’anima; per imparare a guardarsi nell’anima e ritrovare se stessi.

Paola è da ammirare ringraziare per il cammino e il lavoro che ha compiuto, che in forme e modalità diverse, vale per ognuno di noi.

Scorrendo le pagine, anche in una lettura veloce, ci si accorge di un crescendo di profondità e di spessore letterario. Ma ciò che ha più importanza, è che questo percorso sia servito a Paola per trovare il suo equilibrio, la sua pace, la sua serenità. Questo cammino le ha consentito di riprendere in mano la sua esistenza, di rileggerla e di riannodare i fili interrotti, complici la natura e il silenzio.

Il testo raggiunge pagine di bella prosa man mano che cresce. Sono rimasto sorpreso dalla profondità di alcune riflessioni, per il coraggio di certe pagine, come pagina 121: Paola, seduta in silenzio, di fronte alla tomba dei suoi genitori e lì si parlano… a lungo, fino a raggiungere un abbraccio di pace.

Ci sono anche pagine che strizzano l’occhio alla poesia, come pag. 162/164, dove mi sembra di sentire il poeta Khalil Gibran, che si interroga sul senso di tante cose.

Grazie Paola, per averci aperto la tua mente e il tuo cuore; grazie per il coraggio di aver messo a nudo la tua anima, grazie per averci donato tanto di te!

Don Osvaldo

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