Una vita a foglietti

Pasion Flamenca – Compagnia Algeciras Flamenco.

Sembra un qualunque martedì, ma a Santa Maria del Rifugio, per un’altra serata delle Corti dell’Arte, ritornano Francisca e Paolo della Compagnia Algeciras Flamenco.

Ho avuto il piacere di conoscerli in altre edizioni, so quello che possono creare sul palco e un’occasione così non va sprecata. E allora si va.

Dopo qualche nuvola pomeridiana che ha solo accentuato il caldo, si accomoda sul palco Pasquale Ruocco, chitarrista.

Il suo è un ingresso delicato, fa gli onori di casa. È come il maître che ti accoglie in sala e deve essere certo di metterti a tuo agio per predisporti ad una serata da ricordare: e a Pasquale non manca niente per creare magia.

Si accomoda, abbraccia la sua chitarra, e lo dico proprio come immagine che spero di restituire: lui non sta suonando uno strumento, sta permettendo a quello strumento di generare note/parole per tutti noi. Voleva catturarci? Siamo già tutti nella sua rete.

La musica avvolge, le note arrivano ma, allo stesso tempo, sanno creare silenzi; carezze e scariche di adrenalina, tutto mirato ai tacchi che arriveranno.

Intanto alle percussioni e cajon si accomoda Paolo Monaldi e una chitarra rossa, che sembrava solitaria accanto a Pasquale, trova il suo accompagnatore: Matin Kashanaki.

Ma eccola Francisca Berton, ballerina e coreografa dello spettacolo. È lei ad aprire le danze. Lo fa con molta calma, con lo sguardo completamente rivolto a noi, come se volesse essere certa della nostra attenzione… corde che assecondano, mani che battono ritmi, che favoriscono il movimento del corpo, lo accarezzano, ma non per essere sexy, piuttosto per dare presenza di sè.

Mani protagoniste: creano la mimica del ballo, sono strumenti musicali che si mischiano alle percussioni, ai sussulti del canto di Ana Rita Rosario.

La musica è il tappeto continuo della serata, Francisca ritorna in compagnia delle altre due baile Vania Granata e Marica Pugliese, i tacchi continuano a scatenarsi sulle assi del palco, noi ascoltiamo, guardiamo, e cerchiamo di mantenerci saldi alle sedie, mentre tutto ciò che si crea, insiste per portarci altrove.

La chitarra di Pasquale torna, i germogli di voce di Ana Rita, il ritmo che sale, con le mani che sono sempre le stesse ma creano un ritmo diverso: magia, coinvolgimento.

Dopo aver visto i cambi di ritmo dei balli di Francisca, Vania e Marica, prende il centro del palco Manfredi Gelmetti. Era rimasto seduto accanto ad Ana Rita con lo sguardo attento verso i passi delle sensuali ballerine e aspettavamo di capire quale sarebbe stato il suo dono: la danza.

Arriva da solo verso il centro del palco, Francisca prende il suo posto a sedere ed ora, gli occhi attenti, sono i suoi verso di lui. Come se, in questa magia quasi ipnotica che hanno creato, un battito di ciglia distratto, potesse spezzare il filo che ci lega tutti.

È solo Manfredi, ma riempie il palco: nei suoi passi c’è la fretta e la calma, il ritmo e lo stallo. In certi momenti il suo corpo è fermo, ma tutto vibra intorno a lui. Le mani che si intrecciano e si appropriano di spazi ben più ampi della sua pur notevole fisicità. Essenziale il suo andare su e giù per il palco, ad incantare noi, a  raccogliere la musica che suona per lui, a incarnare la voce pazzesca in sottofondo. Un vortice, ci siamo dentro.

Tutta questa magia pare svelare un racconto, sembra di essere fermi a guardare una sorta di cortometraggio che rappresenta un viaggio, di quelli della speranza che iniziano con gli sguardi verso il futuro, ma che si ritrovano davanti a un fuoco in una terra di frontiera, lo spirito nomade che è proprio ciò che rappresenta il flamenco. E in quelle fiamme che non si vedono, ma che illuminano gli occhi di questi magnifici interpreti, c’è il ritorno alla vita interiore, alla ricerca del mondo dell’anima, quello che, quando siamo fortunati, decidiamo di intraprendere.

Il loro sudore somiglia a piccole gocce di rugiada e allo stesso tempo generano l’identico rumore dei massi che precipitano da un monte. La scoperta si fa sentire.

Le parole della canzone di Ana non le capisco, ma la sua voce graffia nel silenzio della sera, si fa spazio tra i suoni meravigliosi che i tre musicisti creano per noi, per ammorbidire questo duro giaciglio accanto al fuoco su cui siamo stati costretti a sederci. Di sicuro è una storia, una delle tante che merita di essere vissuta, raccontata, ricordata. Non importa non sapere chi è il protagonista, ognuno di noi può diventarlo, se solo decidiamo di far parte di quello che viviamo.

Che poi la storia cambierà, ce lo racconta la stessa Francisca; fasciata nella sua gonna che ha il colore blu della notte in cui ci siamo calati, adesso ha lo sguardo di chi balla per sé, di chi ha raggiunto un punto privato, personale, e non ha più porte aperte: chi vuole vedere, deve bussare per entrare. Volano sguardi tra di loro, la complicità è completa, l’amalgama ha creato una sola anima. Ci ha così ben addomesticati che, anche quando si ferma un attimo, non battiamo neanche le mani, sappiamo che ci deve essere ancora dell’altro e così è.

E come tutti speravamo arriva anche Manfredi a ballare con lei. É bellissimo seguire i loro movimenti, vederli così vicini, così in sintonia, così sinuosi e così distanti; non si sfiorano mai, non c’è nulla dell’uno che tocchi l’altro. È un ballo di coppia ma in un viaggio solitario. L’Uno e il Tutto.

Ma finisce. Ci rendiamo conto che è proprio finita quando Eufemia Filoselli sale sul palco per ringraziarli, ma restiamo fermi ad aspettare, fiduciosi che possa succedere qualcosa. E succede davvero. Si potrebbe dire che parte un bis, ma non sarebbe corretto. Quello che decidono di regalarci, in maniera inaspettata e per questo ancora più spettacolare, è un altro pezzo di vita.

Abbiamo avuto altri passi dai ballerini, abbiamo ascoltato altra musica, ma la sorpresa è stata Ana: non è solo canto, non è solo voce, ha anche lei il flamenco nel sangue. Ci mostra i suoi passi, la determinazione, la dedizione e, alla fine della serata, grazie a lei, sono riuscita a vedere perfino le sue scarpe rosse.

Applausi a scena aperta, complimenti a fiumi e, quando vado a salutarli, con molta umiltà, sono loro che ringraziano. Confessano, sia Francisca, che Paolo, che Pasquale e Manfredi, che il successo di una serata nasce dall’alchimia che si crea tra pubblico e artisti.

Insieme si è più forti; insieme, quando si è disposti a guardarsi dentro, si possono creare meraviglie. Ricordarlo oltre le mura del Chiostro, avrebbe un non so che di miracoloso. Grazie

2 thoughts on “Pasion Flamenca – Compagnia Algeciras Flamenco.

  1. Angela Vitaliano

    Meraviglioso come sempre. La tua penna descrive perfettamente l’atmosfera, le emozioni, la magia che si è creata. Bravissima.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.