Una vita a foglietti

Presentazione del libro “Paranze” di Vincenzo Albano al FoQus di Napoli

Napoli, 20 Luglio 2026

C’è un mondo nel mondo nascosto dei Quartieri Spagnoli e ha un nome: FoQus. È uno dei luoghi sequestrati all’illegalità e che oggi accoglie un evento significativo: la presentazione del libro di Vincenzo Albano “Paranze”, edito da 1886 Publishing.

Non sempre i miei racconti seguono un filo temporale e anche stavolta prendo spunto dalla fine, da una signora che è arrivata quando la nostra serata era agli sgoccioli, ma il luogo era già pronto ad indossare un nuovo abito: non più salotto letterario ma cineforum. Ed essendo ignara di cosa l’avesse preceduta, ha chiesto informazioni e ha voluto sapere il significato della parola Paranza.

Non so se ha compreso che chi glielo ha spiegato era proprio Vincenzo, ormai liberato dalla folla che lo aveva attentamente seguito durante tutto l’incontro e che scambiava due chiacchiere con noi della 1886 Publishing.

Con calma e gentilezza le ha parlato delle piccole barche, dette appunto paranze, che esercitano attività di pesca; peccato che usino il metodo a strascico, quello che non è consentito ovunque e che causa danni perenni all’ambiente.

Sarà per questo che, con lo stesso termine, si definiscono anche le piccole bande di quartiere, formate da pochi elementi, che agiscono in fretta e provano a sparire nel nulla lasciando la vittima a terra.

Ed è di queste piccole bande che Vincenzo Albano, uomo che ha scelto la via della legalità anche essendo nato in uno dei tanti quartieri di Napoli che tendono ad offrire apparenti luminose scorciatoie, che spesso diventano solo la via più veloce per distruggersi, ha scelto di parlare, perché ha indossato una divisa e, in nome di quella scelta, ha dato una direzione chiara alla sua vita.

Le prime parole che scrive, nella personale introduzione, dicono così: “Sono un Ispettore Capo della Polizia di Stato e dedico la mia vita al servizio del Paese e alla tutela dei cittadini.”

Quando lo leggi la prima volta, ed io l’ho già fatto in precedenza, pensi che sia una presentazione, come un titolo stampato su un biglietto da visita; poi mi ritrovo qui, in questo posto che mi si pone davanti con due maxi poster che raccontano di macerie e di dolore, ma non credo che il messaggio vada in quella direzione, piuttosto spingono alla speranza, a tutto quello che può venire dopo, e capisco che quella frase è una dichiarazione. Molto più di una presentazione. 

Sono tanti i colleghi di Vincenzo che accompagnano Mariano Fellico, giornalista e scrittore, in veste di presentatore della serata: dal saluto in video di Luigi Vissicchio, esperto per la Sicurezza Nazionale presso l’Ambasciata d’Italia di Bangkok, all’Ispettore capo Coordinatore “Falchi” della Squadra Mobile di Napoli Fabio AbbaziaEmilia Galante Sorrentino, Sostituto Procuratore della Repubblica c/o il Tribunale per i minorenni di Napoli; Mario Grassia, capo della Squadra Mobile e Primo Dirigente della Polizia di Stato e i saluti di Alfredo Fabbrocini, Questore di Barletta, Andria e Trani Dirigente Superiore della Polizia di Stato.

Un parterre d’eccezione, ma tutto quello che è rimasto delle grandi “cariche” citate, è un’ondata di umanità, di coesione, di unità di intenti che ha spiegato ancora di più quanto già mi aveva colpita nella lettura del testo.

Paranze è il racconto di una delle sfide infette che, tanti giovanissimi, provano a vincere: sfilare orologi a turisti, uomini d’affari, sportivi e chiunque faccia brillare al polso uno degli affascinanti quadranti che non indicano solo lo scorrere del Tempo, ma uno Status sociale.

I “falchi” di Napoli hanno studiato a lungo il fenomeno e l’autore ne descrive gli inizi, la scelta della preda, il colpo e i vari possibili finali.

Ma il libro non è solo lo scandire del tempo che accompagna ognuno di questi scippi, ma crea come dei fermoimmagine, delle messe a fuoco determinanti per la comprensione di un fenomeno sociale che non va solo guardato e giudicato in superficie.

Significativa una delle tante osservazioni della dott.ssa Galante Sorrentino, che ha riguardato proprio il suo di cambiamento rispetto alla realtà che ha trovato a Napoli: da un’iniziale presa di posizione assolutamente negativa a discapito dei colpevoli, quasi tutti troppo spesso minorenni, alla consapevolezza che, tanti di quei ragazzi, potrebbero cambiare il corso della propria vita se avessero esempi ed opportunità diverse. E questo compito spetta a tutti, alle famiglie, alla società, alla scelta di investimento dello Stato verso un obiettivo di vita migliore.

Quegli orologi così desiderati, diventano tanto importanti per l’impatto emotivo che generano verso chi li indossa. Se porti un Rolex, un Richard Mille, un Patek Philippe, sei una persona che rappresenta qualcosa nella società in cui viviamo. Non conta tutto quello che c’è dietro ogni singolo pezzo, che può essere di affetto, di truffa, di falsi, di violenza, conta poterlo mostrare ed occupare un posto nella scala sociale che abbiamo creato.

Un mercato così fiorente, una rete di artigiani-falsari di eccezionali capacità, che, incredibilmente, sanno creare delle vere opere d’arte, contraffacendo quegli oggetti talmente bene, da renderli quasi irriconoscibili anche agli esperti costruttori; una possibilità di guadagno così veloce da aver allargato i confini e creato ponti verso altre Nazioni, dove questa tecnica delle Paranze non è così conosciuta e che può mietere maggiori vittime.

Ma è qui che prende forma anche quella traduzione spagnola in prima pagina e il videomessaggio dei colleghi iberici: la collaborazione internazionale tra Italia e Spagna. Uomini che hanno deciso di unire le proprie forze, le proprie conoscenze, le singole competenze e raddoppiarle, provando a dare una brusca frenata all’ascesa di tanta violenza.

Il libro di Vincenzo Albano non solo va letto per scoprire i lunghi appostamenti, la fatica, i sacrifici senza orario che questi uomini fanno ogni giorno, ma credo che meriti una profonda attenzione per quell’anima che è stata lasciata dentro tante delle sue pagine.

Non è facile trovare una testimonianza così diretta di un fenomeno di cui si parla per accomunare sempre, troppo, una città al suo lato oscuro; non è facile che a farla sia chi gira per quelle strade, ascolta e vive l’arroganza apparente e la paura certa di chi sa di aver marchiato a fuoco la propria esistenza. Non è facile che quell’uomo sappia parlare alla sua famiglia, a cui ha chiesto enormi sacrifici, con il cuore in mano, certo che, ogni momento sottratto alla loro compagnia, è stato investito per creare un futuro migliore.

Grazie quindi a Vincenzo, ai colleghi che lo hanno accompagnato in questa serata che è stata ricca di sorrisi, di goliardiche prese in giro, ma che, fondamentalmente, ha messo a nudo il desiderio di voler cambiare qualcosa di profondo, perché “è molto più soddisfacente il lavoro che ne salva uno solo, piuttosto che quello che ne fa mettere in galera cento”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.