Da Antonio Donadio ancora pensieri sulle mie “Nuvole”
L’amico Antonio, poeta, pubblicista, critico letterario, traduttore e autore di testi teatrali, conosciuto e stimato nel mondo letterario per le numerose pubblicazioni, una tra tante “L’alba nella stanza”, del 1996, impreziosita dalla nota introduttiva di Mario Luzi , mi ha regalato le sue considerazioni.
Sono profonde, delicate, e mi fa piacere riportarle qui, per conservare quella delicatezza e credere che quelle radici scoperte anni fa, abbiano generato nuovi frutti.
Profondamente grata.

Nota di Lettura
Foto dall’anima o anima nelle foto? Spunti, accenti, riflessioni volatili come volatili son le nuvole o solide profonde come sono le parole? Non è facile immergersi nelle pagine di quest’ultimo libro di Paola La Valle (Grazie alle nuvole, Area blu Edizioni, 2023). Si farebbe torto alla scrittrice se si riducesse il tutto a pure esplosioni verbali d’impressioni nate per caso da accidentali accadimenti naturali come la vista di una rosa, di una farfalla.
A ben riflettere, a dettare il tutto è un’implosione che regola prima il cuore e la mente e forse l’anima di Paola. Ma in quale mondo il lettore si addentra? Quale virgiliana guida ci spinge tra queste pagine e come e per quale scopo? Forse dilettevole e marginalmente evasivo? O per ricercare in noi quell’altro io, il più nascosto, il più silente che, ahimè, molti tacitano con la violenza dell’esasperazione di un io presunto vitale che s’impone e che detta legge in osservanza al moderno mondo fatto dall’omologazione imperante?
E le nuvole? Cosa c’entrano le nuvole così lontane, impalpabili, mute, indifferenti (?) al nostro vivere? Sarebbe troppo scontato rispondere con note interpretazioni sull’entità esistenziale delle nuvole, da divinità per “il lontano” Aristofane o manifestazione di straziante bellezza del creato per Pier Paolo Pasolini o, per l’indimenticato De Andrè, instancabili navigatrici poste lassù in alto fra noi e il cielo. Il volo della scrittrice, giusto in tema di nuvole, non vuole essere né meramente motivazionale né tantomeno didascalico, né potrebbe esserlo, e neanche inutilmente argomentativo ma di pura contemplazione estatica. Ed ecco che allora vale immergersi nelle parole e negli “sguardi” di Paola senza null’altro chiedersi.
Parole che immediatamente ti colpiscono con la levità, la leggerezza come timide confidenze tra amici soffusamente elargite. Come non potrebbe essere diversamente la cifra, oserei dire, poetica di un narrare che ha come tema le nuvole nel tessuto, ahimè, troppo inascoltato della Natura tutta?
” Ho piantato tante cose dentro di me, sono nate tante radici, ma c’è l’ inverno, c’è il freddo, ci sono le difficoltà di una crescita, di stagioni da superare, di terra da mantenere umida, mai farla seccare altrimenti nulla passerà. C’è da crescere, ci sono da vedere i piccoli germogli e accettare anche che qualcuno morirà prima degli altri. (da Lezione delle piante pag.36). Una poetica traslazione. Sentirsi non parte della natura ma Natura stessa così florida e materna ma dispensatrice di regole da rispettare fossero anche dolorose “ecco l’inverno, il freddo“, in una parola “le difficoltà di una crescita, di stagioni da superare” e con esse l’ inevitabile timore che non tutto andrà come desiderato. Amorevole il tempo della crescita, deliziosi i germogli ma il ritmo vitale della Natura non può esimersi anche dalla dolorosa fine. Non passiva contemplazione della Natura o esaltazione acritica del ciclo vitale, ma lettura attenta di essa fino a “sentirsi Natura” senza la presunzione di giudizi interpretativi.
Bergamo, 6 di gennaio 2026 Antonio Donadio
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