Una vita a foglietti

Premio Badia

badiaIl Mio Premio Badia è andato così. Arriviamo e il primo incontro è con Giusella De Maria, ormai famosissima scrittrice di Cava, in compagnia del secondo classificato nella categoria degli scrittori Francesco Gungui. Ci salutiamo e lui ci racconta del primo assaggio della terra cavese e già ci piace il suo modo pacato e tranquillo di parlare: poi scopriremo che ci piacerà anche quello che pensa e la modestia con cui ascolta e  apprezza i commenti dei ragazzi sul suo libro “Pensavo di scappare con te (Ed. Mondadori).

La sala invece è ancora poco frequentata, ma si vede che non resterà vuota a lungo. Alcuni ragazzi si accomodano nelle prime file: sono tra quelli che aspetteranno la fine della serata con ansia particolare, visto che sono tra i probabili vincitori; genitori si affaccendano, insegnanti salutano, insomma più o meno il meglio della cultura cavese è seduto tra queste sedie. Ma non solo.

Il premio Badia è molto articolato, non sto qui a rispiegarne le regole, sappiate solo che è un riconoscimento ormai ambito e tra gli scrittori che partecipano con le loro opere e per i ragazzi, visto che, a partire da Giusella De Maria, così come Chiara D’Amato oggi presentatrice, ma non solo, della serata con Franco Bruno Vitolo, hanno avuto il loro battesimo con il successo proprio in questa sala negli anni passati.

I saluti sono d’obbligo, ma altri li formalizzeranno. Io mi ricordo della mini torta con le 10 candeline per festeggiare un primo traguardo raggiunto con notevoli sforzi e che soprattutto chiede di essere una tappa e non un punto d’arrivo.

Ma entriamo nel vivo della serata con il primo ospite: Giacomo Casaula. Giacomo l’avevo già apprezzato in un’altra serata e mi aveva colpito con le sue esibizioni su Gaber, per questo stasera sono ancora più curiosa: ormai ho delle aspettative. E devo dire che non delude! Scopro che è ancora più piccolo di quanto pensassi (ha l’età di mia figlia, 21) ma quando prende quel microfono in mano, diventa un anziano navigato attore cantante show man, insomma: ti puoi aspettare di tutto. Guarda il pubblico il leggio gli amici con occhi da leopardo, le parole che recitano sono le sue, ma non potrebbero e non dovrebbero essere quelle di un così giovane ragazzo. Parla dell’amore, della passione, delle delusioni come chi ha vissuto davvero tutto questo e invece mi auguro che tanta strada per lui sia ancora da scoprire e soprattutto da non soffrire. Ci legge un brano di Leopardi, una lettera patriottica e non sto qui a dirvi quanta passione, quanto amore ci abbia  messo nel farlo. Ma questo ormai me lo aspettavo. Quello che mi ha colpita è stata la scelta del brano. Quanti oggi l’avrebbero fatto? Quanti oggi di Leopardi avrebbero scelto quella lettera piuttosto che una delle sue meravigliose poesie? E poi ci lascia con Rino Gaetano per cui nutre, ce lo confessa, un amore smisurato. E si sente dal rispetto e dal trasporto con cui interpreta la sua “Gianna”. Insomma, se per il 12 dicembre non avete impegni andate a vedere un suo intero spettacolo perché ne vale la pena. Comico, ironico, attuale, sentimentale… quello che volete lui ve lo da, come diceva un grande Edoardo De Crescenzo nella canzone “Al piano bar di Susy”. E il bello di questo scatenato talento sapete qual è? Che se poi lo salutate fuori dal palco, quando è di nuovo “uno di noi”, sembra che lo assalga la timidezza, un pudore che quasi lo spinge ad abbassare lo sguardo… Ma poi ripenso a quell’energia che ci ha invasi poco prima e resto ancora più incuriosita. E’ da seguire. E non posso non ricordare i suoi amici musicisti, grandi. Spero di ritrovarli insieme a lui nelle serate future

Altro incontro a sorpresa è quello con Gabriele Casale. Di lui ho già detto quanto sia bravo e non c’erano dubbi da cancellare. Monologo tratto da un film di Bisio. Niente da dire. Padrone e protagonista del microfono. Lo vedremo lontano e in alto: e sarà un altro orgoglio  cavese.

Ma la serata è fatta di premi e anche qui la graduatoria, i riconoscimenti li farà qualcun altro. Io cito alcune emozioni che mi sono arrivate fortissime. Il brano di Giorgia Zenobio “Jazz” spero di ricordare bene, è stato bellissimo. E sottolineo la modestia, ma allo stesso tempo la bravura del lettore Mariano Mastuccino. Non è stata tra le vincitrici ma tra i finalisti, e il suo pezzo merita di essere ricordato; spero che da qualche parte si possa anche leggere (mi informerò).

Poi c’è stata la seconda classificata, Luciana Adinolfi. Di lei si è letta una poesia che mi ha commossa. E non solo per le parole che Franco come sempre interpreta con trasporto e sentimento, ma per quello che non aveva negli occhi. Mentre lui leggeva di quell’albero, di quel giardino, avevo l’impressione che lei quel luogo lo stesse ancora cercando, che ancora si chiedesse come dove e quando trovare pace e serenità. Forse mi sbaglio… o forse no. Ma il mio cuore mi dice così…

La serata è andata via veloce, anche se, contrariamente alle previsioni ormai celebri e soprattutto precise di Franco Bruno, ci ha tenuti in sala un po’ di più. Ma sono state ben spese. È una soddisfazione scoprire quanto di bello e di valido c’è intorno a noi. È bello sapere che le nuove generazioni non sono tutte intolleranti alla cultura. Sarebbe anche bello sapere come si sentono i politici quando viene ricordato che spesso la parola “verità” corrisponde alla parola “morale”. Questa è una domanda che mi ripeto più volte quando mi trovo nello stesso luogo in cui ci sono talenti, speranze, promesse e politica: come si ritorna a casa? Come ci si siede ai futuri incontri? Quando si risveglia la coscienza sociale e morale?

Per questo le ora trascorse sono state ben impegnate: come sempre abbiamo rispolverato il cervello. Anzi, mi correggo: il cuore.

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