Una vita a foglietti

PAROLE

Le parole sono scomparse da un po’ di tempo. Le mie parole scritte. Non quelle pensate, no: queste non mi lasciano mai.

Sono scomparse quelle che diventano pezzi reali, quelle che vanno dagli altri, quelle che spesso gli altri non leggono, ma sanno che ci sono.

C’è un motivo nella loro assenza e uno  per il loro ritorno. Erano offese per essere state abusate.

Abusate. Sì. È il termine che mi sento di esprimere verso tutti quei termini che da tantissimi giorni vengono raccolti e messi insieme nel tentativo di creare una parvenza di forma di pensiero che dovrebbe giustificare, con la teoria, una realtà che viene vissuta in maniera assolutamente diversa.

Mi riferisco alla pandemia in corso e a tutto quello che ha generato. Una pandemia che già dal suo inizio aveva mostrato un vagito di ipocrisia, che non ha fatto altro che svilupparsi in quella direzione, crescendo a dismisura fino a diventare un altro vero, immenso mostro che ha invaso non solo le nostre case, le nostre vite, ma anche il nostro futuro. E noi, cosa stiamo facendo? Siamo paralizzati e muti in questo scenario?

È la mia domanda. È quello che mi sono chiesta davanti a tanti scenari assurdi a cui ho assistito. Hanno detto che i cinema, i teatri dovevano essere chiusi, quindi ciò che arrivava non erano le sceneggiature di un film o di un testo teatrale, no. Era, è, purtroppo, una tragica realtà. Quindi non potremo tranquillamente alzarci da nessuna poltrona e tirare un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo, no. Dovremo restarci incollati a quelle sedie e decidere se continuare a subire tante oscenità o alzare la voce.

La mia voce si è alzata tante volte. La mia rabbia infinita è esplosa un numero infinito di volte, ma non arrivavano le parole. Un rifiuto secco, fisico, di andarle a mescolare a tante altre che continuavano a venir sputate fuori da ogni dove, come i cannoni in guerra che sparano proiettili senza preoccuparsi di chi colpiranno.

Ogni cosa aveva il suo contrario. Ogni oscenità era giustificata. Ogni abuso protetto. Ogni ingiustizia concessa.

E questo è normale nel mondo della politica. Normale. E questa è la prima delle offese.

Sarà un lungo racconto me ne rendo conto. Ma non ve ne preoccupate, è il mio. È il mio giorno della giustizia, il mio momento di legalità. Quello che mi sono concessa oggi  per cercare di celebrare un giorno che in Italia non andrebbe nemmeno ricordato: per non offendere chi ha dato la vita in nome di uno Stato e di valori che a noi non riescono ad arrivare, che dalle nostre istituzioni non sono stati tutelati.

Di tante cose avevo già scritto. Di quelle cose che ad una qualsiasi persona come me, senza ruoli specifici, senza incarichi politici, senza nessuna pretesa di appartenenza politica, erano parse d’istinto delle cose sbagliate, che palesemente nascondevano o prevedevano altri scenari. E, tristemente, devo dire che quello che si era temuto, è successo davvero. Sviluppandosi in peggio. E torna il dubbio: cosa è stato fatto?

Di fronte ai continui “emendamenti” tristemente famosi e sempre inadeguati, bisognosi di aggiustamenti, verifiche, postille passando per le aperture incomplete e incompetenti, su responsabilità pretese e poi scaricate sulle spalle degli altri, attraverso decreti che dovevano chiudere le porte dopo aver fatto entrare i ladri, e quelli che, con lacrime, che sono di moda nei nostri Governi, andranno a creare ancora più miseria e ghetti. E noi cosa facciamo?

Noi abbiamo accettato di essere derisi da un popolo di giornalai, di fantocci politici, di essere messi al bando, alla pubblica gogna e sembriamo quasi contenti di quanto accade. O forse non lo siamo ma sembra vogliano convincerci anche di questo.

Aiutatemi a comprendere cosa sta accadendo in questo Paese.

Notizia di ieri sera: dicono che il Governo è assolutamente sostenuto dal popolo che, “nei sondaggi”, ne appoggia l’operato.

Io vi chiedo: Voi siete davvero contenti? Le persone con cui parlo io, quelle con cui ho speso le mie PAROLE a voce, non lo sono. Sarà perché io frequento quelli che la mattina si alzano per andare a lavorare e che quando sono stati obbligati a rimanere a casa, hanno davvero dovuto aspettare che arrivasse qualche aiuto, che non è ancora arrivato, di fatto. E che quindi aspetta ancora che la promessa diventi realtà.

Io guardo la signora in lacrime che si spezza il cuore per i poveri illegali che vanno legalizzati, e mi faccio un’altra domanda: ma dove stavi prima di marzo tu? In quelle politiche agricole, alimentari e forestali, cara Bellanova, eri mai andata a guardare come vivono quei tanti stranieri per i quali piangi? E non mi dire che sei al governo da settembre scorso, non ti giustifica sai, perché io ad esempio, che al Governo non ci sono e non ci sarò mai, pure lo so come vivono molti di questi esseri che solo oggi tu vuoi ricordare che sono umani. Ma prima cosa hai fatto? Tutta questa sinistra italiana, così buonista, così accogliente, davvero è fiera di quelle baraccopoli, di quella indecenza in cui vivono migliaia di immigrati, che spesso poi diventano la manovalanza della criminalità o della violenza gratuita?

Ma se tocchiamo il tema della giustizia e della legalità, devo dire che il tuo collega Bonafede, ti supera. Della questione dei mafiosi liberati si era detto molto nei giorni scorsi. Un molto che pensavo fosse arrivato un po’ ovunque. Avevo percepito una profonda offesa in quell’azione che ha permesso una cosa che in nessun altro posto del mondo poteva essere trasformata così come è successo da noi. Eppure ci sono riusciti. Questo ex Dj, questo essere che non so definire, ha avuto il coraggio non solo di permettere un fatto gravissimo, ma di provare a mettere una pezza più pezza di lui e, quel che è peggio, glielo hanno permesso.

Ho letto un pezzo pubblicato su Repubblica, conoscete quel giornale vero? Non era un articolo che riportava giudizi o commenti, quelli che ormai ogni giornalista fa a proprio uso e consumo, dimenticando che il suo compito è quello di dare la notizie e non la propria versione, ma un insieme di dichiarazioni raccolte proprio dopo il voto di fiducia a quello lì con gli occhiali.

Io ho letto e le parole ancora una volta si sono sentite offese. Perché erano obbligate ad essere usate contro la loro volontà, contro il loro reale senso. Come può l’impresentabile Renzi, quello che ormai di professione fa dichiaratamente la squillo del Parlamento, quello che si offre al miglior offerente pur di restare a galla in un mare di immondizia dove ama immensamente nuotare, in buona compagnia aggiungo, dire quello che dice? È vero che il suo italiano spesso fa a cazzotti da solo, ma in certe circostanze, quelle prese di posizione, cambiano la storia. E noi abbiamo affidato a lui, e ai suoi colleghi tutti, la nostra storia. E questo mi fa ribrezzo.

Affermare che non si è in accordo con quanto fatto dal ministro, ma accettare di non sfiduciarlo per avere maggior attenzione per le proprie proposte, mi sembra davvero una pubblica ammissione di ricatto. Da me si chiama così. Qualcuno dirà invece che sono i soliti scambi di favore di un mondo che cerca sempre di avere acqua al proprio mulino anche se, prenderla per sé, significa affamare qualcun altro. È la legge del più forte o del più corrotto?

Anche perché in quell’aula, di affermazioni pesanti ne sono state fatte tante, dai ricordi della poca trasparenza di Napolitano, agli assurdi tentativi di difesa dello stesso Ministro. Ma scusate, come fa uno a dire che i boss sono usciti per delle leggi vecchie di 50 anni che nessuno ha mai cambiato? A me sembra che i mafiosi siano usciti perché qualcuno non ha fatto il suo dovere. Il ritardo nelle risposte richieste dai magistrati, non è riportabile alla legge in corso. Tanto è vero che il signor DAP si è, o si è dovuto, dimettere vista la bestialità che ha fatto. Intanto, state tranquilli, che la nuova Commissione è stata già predisposta. Un’altra? Si un’altra ancora. Un giorno mi prenderò la briga di andare a ricercare tutte le commissioni che sono stati capaci di creare pur di dare una sedia a qualche fondoschiena calloso, di quelli che ormai da anni se la sono proprio incollata ai glutei.

Ma noi, noi, ancora adesso cosa facciamo?

Noi continuiamo ad usare le PAROLE per dire che non bisogna fare polemiche. Qualche giornalaio pro governo, tempo fa, quando anche all’apparente bellissimo fichissimo impeccabile Conte sfuggiva la magnifica calma e paroloni volavano oltre il ciuffo, affermava che se l’Europa non ci accorda gli aiuti, è perché noi non dimostriamo di essere “brava gente”. Noi abbiamo le opposizioni cafone, che gridano troppo. Vorrei chiedere, ad oggi, l’opinione di queste persone a proposito della bella immagine che abbiamo dato al riguardo. Già è detto comune che in Italia c’è la mafia e la camorra, non è che il dubbio che quei miliardi, che dovrebbero arrivare e potrebbero finire in mano a loro, è venuto pure alla Merkel e ai suoi amici olandesi e vicini vari? Ma forse adesso è più comodo dire che in Europa non devono venire a decidere in casa nostra, perché il vento è un po’ cambiato. Poi caso mai ci ritorneremo in quella direzione in un momento più favorevole.

E sui nostri cari social intanto cosa si fa? Si sprecano commenti. Si fanno affermazioni su come Conte sia bloccato dalla burocrazia, come se non avesse la possibilità di cambiare qualcosa. Sapete, giorni fa, in uno dei miei simpatici confronti con una persona di assoluta onestà intellettuale, con dichiarata propensione al mondo di sinistra senza voler necessariamente accettarne le scelte e le linee in maniera ottusa, come fanno tanti purtroppo, mi fece notare come, durante il governo Berlusconi, il cavaliere si fosse fatto una legge che serviva molto alle sue faccende personali e la fece in 28 giorni. Non ci credete? So che ci credete che Berlusconi abbia fatto qualcosa per sé, avete più dubbi a credere che si possano fare le leggi in così poco tempo. Ma mi ha aggiunto una piccola postilla a questo discorso, perché lui, lo ripeto, è persona intellettualmente onesta: quella legge, nata “per colpa di Berlusconi e a tutela dei suoi interessi”, non è stata mai cambiata da chi è venuto dopo. Forse serviva anche a qualcun altro, ma è bene ricordare che il colpevole è uno solo.

Ma non voglio essere ironica.

Le mie PAROLE oggi hanno un ruolo di protesta. Le mie parole vogliono affermare qualcosa di molto pesante. Sono ribelli, sono offese, sono indignate. Sono stanche di essere pronunciate da persone che non ne capiscono il senso e voglio davvero pensare che non capiscano, perché l’alternativa è che ci sia Malafede. Che non è apparentemente un altro ministro, ma un termine.

Come fate, oggi, ad usare ancora questi discorsi? Come fate a credere che noi siamo contenti di voi. Chi può essere contento di voi? Vi prego, lo dirò fino allo sfinimento, non ho un colore politico non rappresento nessuno perché nessuno di queste persone mi rappresenta. Voglio pensare in base a quello che vedo e non a quello che mi dicono.

Noi creiamo Commissioni per fortificare il concetto di “chi controlla chi”, e Calenda ci ricordava l’altra sera che la Germania ha fatto una sola legge in questo periodo. Una sola. Per il resto ha usato ciò che già è in vigore normalmente. Perché proteggere il territorio, aver cura del cittadino è il dovere di ogni Governo, con e senza pandemia. Noi non lo sappiamo e quindi non lo facciamo e ieri sera, sottolineo ieri sera, poche ore fa, dopo mesi di scempio e di inettitudine, Toninelli si vantava in TV, di come l’Italia sia stata un esempio per il Mondo. Ma allora siete scemi davvero. Ma allora davvero non sapete riconoscere il significato delle PAROLE. Dappertutto si sa, sono arrivati aiuti concreti, soldi veri sui conti dei cittadini e lo dico per conoscenza diretta, si parla di ripresa, di aziende che o non si sono fermate o che hanno ripreso in fretta, accaparrandosi anche le commesse importanti che il mercato richiedeva, mentre noi siamo ancor alla preistoria di una ripresa vera e concreta, e ci permettiamo ancora di dire che siamo un esempio? Scusate ma i posti di lavoro persi, le percentuali altissime di attività che non riapriranno, la gente in difficoltà, che stanno facendo secondo voi, vi stanno applaudendo? Persino il calcio è ripartito in Germania, noi ancora stiamo litigando!

Se il disagio sta toccando tante persone e voi continuate a dire che il popolo vi ama ed è contento di voi, scusate ma io in quale incrocio mi sono persa? Non è che a furia di stare chiusa in casa sono stata teletrasportata da qualche altra parte per cui vivo realtà parallele?

Ma non è che il problema sia nel responsabile della Comunicazione del Governo? Perché ho fatto un’altra grande scoperta in questi giorni di silenzio. Mi avevano fatto notare un personaggio che si accompagnava a Conte durante uno dei suo “comizi” fuori dalla campagna elettorale che pure impazza: Casalino. Per me solo un volto perché non sono frequentatrice di programmi che non mi insegnano niente tipo Grande Fratello e simili, e quindi non lo conoscevo!!! Casalino, dal Grande Fratello a responsabile della Comunicazione del Governo con un incarico che gli frutta circa 170,000 euro l’anno. Più di Conte prende, che ne ha “soli” 114,000. Che carriera ragazzi. Ti direi bravo se la scalata fosse dipesa dalle tue qualità, ma visto quello che siete stati in grado di combinare, appunto sulla comunicazione, che forse è l’unica cosa che persino i vostri alleati ammettono che sia sbagliata, allora l’ennesima domanda sulla qualità di questo Esecutivo la lascio direttamente  voi. Io dico solo, ma chi …. ci sta governando?

Voi forse continuate a pensare che siamo talmente stupidi da credervi o volete inculcarci questo pensiero. Ma questo dubbio, fortissimo mi è venuto proprio in questi giorni, alla vigilia di questo giorno che sta per arrivare, di cui ancora non vedo l’alba ma di cui già sento fortissimamente il peso.

Sapete, in uno Stato in cui nella stessa settimana di un tragico anniversario di un fatto di cronaca si va a discutere la fiducia al suo Ministro della Giustizia, c’è qualcosa di profondamente grave. Quella Giustizia che non ha saputo tutelare i nostri diritti, nascondendosi dietro i diritti, anche umanamente giusti da riconoscere ad ogni essere umano, persino di chi ha deciso che gli altri esseri umani ai suoi occhi sono carne da macello, a me fa paura. Avevo sperato però che questo polverone facesse almeno abbassare lo sguardo a un po’ di gente, a un po’ di quelle istituzioni che, come dei pezzi inermi, informi si piazzano davanti ad un microfono e ripetono, a mo’ di cantilena, ancora PAROLE che risultano offensive. Prese singolarmente dovrebbero avere il peso di macigni, ma invece vengono sbandierate senza cuore, senza forza e diventano sberleffi proprio contro chi le riceve.

Ho addirittura sentito, dalla scatola magica, quella che ancora continua a chiederci soldi in offerta per la Protezione Civile (e badate bene non ho aperto la questione mascherine, guanti, immondizia e varie), di mettere fuori dal balcone oggi, 23 maggio 2020, la bandiera tricolore. Mi viene un brivido lungo la schiena. Mi viene in mente la faccia di un livido Cecchi Paone che qualche mese fa era scandalizzato dal sindaco di Messina che aveva la fascia tricolore come sciarpa e “non ne aveva rispetto”. Scusi Cecchi Paone, cosa ne pensa dell’uso che il Governo fa della NOSTRA di dignità? IO mi sento offesa come cittadina. Io ero già incazzata in passato, quando ad ogni commemorazione, il presidente di turno leggeva il bel discorsetto sulla necessità di avere eroi che ci devono ricordare la lotta contro il male. Ma gli eroi sono morti e forse non volevano essere eroi, forse volevano essere persone che semplicemente svolgevano il loro lavoro, protetti e non abbandonati dallo Stato, quello che poi gli ha intitolato strade e piazze, ma che di fatto li dimentica ogni giorno.

Presidente Mattarella, che sembra quasi innominabile quando si parla di mafia perché ha avuto il fratello caduto come vittima, io ve lo voglio chiedere come vi sentite. Io lo voglio sapere che effetto ha fatto, a voi, che siete coordinatore dei tre poteri esecutivi dello stato, la notizia di quanto generato dai vostri burocrati. Con quale faccia e con quale spirito vi preparerete il discorso che di certo oggi andrete a recitare da qualche parte? Come vi sentirete a dover parlare di esempi, di giustizia, di dovere e di responsabilità avendo sulle spalle il peso di quanto accaduto? Perché caro Presidente, anche voi ne siete responsabile. Il fatto stesso che non abbia sentito mezza parola in merito, che ogni cosa sia stata soffocata da quella ipocrita frase corrente  “bisogna essere uniti, il Governo non può cadere o essere colpito in un momento del genere”, a me sa di stantio. Voi il Governo lo avete mantenuto in piedi anche quando la pandemia non c’era.

Quando immaginerete che il vostro discorso o quello dei vostri incaricati di Governo, Conte, lo stesso Bonafede forse, perché all’orrore non c’è fine, arriverà alle orecchie di quelle vedove, di quegli orfani, di quei giovani ragazzi che vivono in famiglie disagiate, o di quei genitori che hanno situazioni disagiate in cui sono obbligati a vivere anche i loro figli, a quelle persone che davvero hanno scelto la correttezza e la legalità come stile di vita e che oggi arrancano, a quelli che sono rimasti chiusi in casa, obbedienti alle regole e intanto il loro futuro si cancellava giorno dopo giorno come un disegno a matita su un foglio di carta consumato, mentre molti delinquenti non solo festeggiavano a casa loro, ma potevano anche partecipare a feste varie, cosa proverete?

Sarete orgoglioso di quanto fatto? Sarete contento e soddisfatto delle nuove umiliazioni che avete contribuito a creare?

Rispondete a queste domande, vi vengono poste da una donna, da una cittadina italiana che si comporta al meglio delle sue possibilità, che prova a navigare nel mare che voi avete infestato di squali, che continua a cercare da qualche parte degli esempi positivi da trasmettere ai suoi figli, ai suoi nipoti, a quelli che verranno e ai quali non solo stiamo cancellando, materialmente, la Terra sotto i piedi, ma a cui stiamo negando il sogno di un futuro che possa essere fatto di persone oneste e non di pecore. Di quelle che si sfruttano, o in alternativa si mandano al macello.

Sappiate che a me non sta bene e per fortuna non sono neanche così sola.

2 thoughts on “PAROLE

  1. Teresa

    Se il popolo “ne appoggia l’operato” è perché ha paura. E la paura rende incapace di valutare, spinge a proteggersi. Ma così si rischia due volte, perire di virus, e di fame. Con la rabbia di aver perso occasioni in questo tempo di reclusione.
    Tutto complicato Paola, se chi si propone di governare sa prendere decisioni solo in base al suo tornaconto, al massimo quello del partito di appartenenza. (Anche questa, parola odiosa…). Annosa situazione italiana. Terribile.

    1. Paola La Valle Post author

      Cara Teresa, siamo arrivati all’assurdo. Qui ormai si giustifica tutto, in nome di qualcosa che non ha nessun senso. Davvero sono profondamente offesa e non vedo soluzioni a questa infinita pochezza. Ieri sera ho assistito ad una nuova sceneggiata di cui penso parlerò prossimamente, appena riuscirò a trasformare la rabbia e lo stupore in parole

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