“I Trombonieri Sant’Anna”, nel libro di Pasquale Di Domenico

La sala del Comune gremita e un colore dominante, l’azzurro.
È la domenica della presentazione dell’ultima pubblicazione di Pasquale Di Domenico, ormai cantore ufficiale delle frazioni Santa Lucia e Sant’Anna di Cava e l’occasione nasce da un anniversario di grande rilievo: i 50 anni dalla fondazione del Gruppo Trombonieri Sant’Anna.
È questo che giustifica quel mare azzurro che troviamo lì, seduto nella sedie gremite dell’Aula Consiliare, e l’ingresso tra trombe, tamburi e i ricchi vestiti che, per noi cavesi, distinguono i vari gruppi che appartengono alla famosa Festa di Castello.
Nelle pagine del libro “Trombonieri Sant’Anna – nella storia e nella realtà delle tradizioni guerriere e religiose di Cava de’ Tirreni”, ancora una volta edito da Edizioni Noi 3, e con la prefazione di Franco Bruno Vitolo, ormai caro amico di vita oltre che di scrittura di Pasquale, c’è un racconto dettagliato del percorso che non solo questo gruppo, ma tutta la città di Cava ha fatto, ciascuno con i suoi uomini, seguendo l’intuizione di quel geniale concittadino che abbiamo avuto, Luca Barba: visionario, acuto, intelligente, determinato, coinvolgente.
Lui ha posto le basi di quella che ancora oggi noi tutti cavesi celebriamo come l’evento più sentito dalla città e che tocca, in maniera diretta o indiretta, ogni famiglia della città metelliana.
E Luca Barba ha anche scelto con cura, all’epoca, le figure che dovevano essere guida e esempio di quei gruppi che avrebbero svolto un ruolo non solo nel folklore, ma nel sociale della vita cavese.
Ed è da queste scelte che parte il racconto di Pasquale, un lungo viaggio in questi 50 anni che hanno visto tramandarsi amore e passione da padre in figlio e, mai come con questo gruppo, da madre in figlia, visto che è l’unico che non ha mai fatto nessuna differenza di genere, consentendo alle donne di essere protagoniste nella vita dell’Associazione, sia con i pistoni che nell’arte della guida.

Una scelta a dimostrare che, certe abitudini, non devono venire da imposizioni esterne, ma che nascono dal guardare con occhi imparziali il valore delle persone. Solo persone, null’altro. La differenza è in quello che facciamo, non in quello che mostriamo esternamente.
Non anticipo nulla al lettore che vorrà partire per questo lungo viaggio alla scoperta di figure lontane ma anche attuali di questa comunità che trova sbocco pubblico nell’attività del gruppo, ma che insegna nel quotidiano i valori fondamentali del vivere civile: solidarietà e amore.
Questo mi piace sottolineare di questa giornata che è stata accompagnata dalle letture della famosa attrice Pia Lanciotti, dal canto del soprano Margherita Amato e dal piano di Sara Germanotta, il voler dare forza a una parola che proprio in questo periodo, ha bisogno di essere piantata e curata con profondo affetto nel cuore di tutti noi: PACE.
E la Pace non dobbiamo cercarla negli altri, ma è qualcosa che va seminato all’interno di ciascuno di noi, appunto con gli esempi, con la quotidianità, con la stima e il rispetto che, sempre, è dovuto a sé stessi e agli altri.
Mi piace ricordare l’emozione che correva in quella sala, che spero sia rimasta nelle note delle trombe, nelle bacchette dei tamburi, nel passo di quella marcia cadenzata di ciascuno dei figuranti, e che tutto quanto possa essere seme da spargere in terreni fertili.
Grazie Pasquale, ancora una volta, per aver toccato corde profonde e per la passione che sai mettere in quello che fai.

