Una vita a foglietti

Il valore del silenzio.

Qualcuno si è accorto del mio silenzio.

Qualcuno che sa quanto io ami confidarmi con i miei foglietti, e quindi ha immaginato che di certo, in tanto tempo, avrei dovuto avere molte cose da raccontare.

È vero. Molte cose dovevano essere dette, ma il fatto che non siano qui, già presenti, non significa che non lo saranno a breve o a lungo termine.

I mesi passati, da gennaio ad oggi in particolare, sono stati ricchi di numerosi episodi.

C’è stata una Quaresima particolare, ci sono stati accadimenti travolgenti, partenze definitive, nuove dignità, inizi di verità e soprattutto ricerche…

Ci sono immagini che ho fissato nella mente. Ci sono cose che sono andata a cercare, che ho voluto provare; cose dure, difficili, della durata di pochi attimi, ma che dovevo vivere. Perché avevo già pagato caro il prezzo di quando non mi erano stati concessi, ed ora che dipendeva solo da me, ho fatto la mia scelta.

Non ne ho mai parlato. Con nessuno. Non ho lasciato appunti, non ho trasferito nulla di quegli istanti.

Sono nella mia mente, nella macchina fotografica del mio cuore, nella profondità di un dolore che non ha avuto abbastanza lacrime.

E anche nel conforto di un fratellino piccolo, che in quel momento mi è sembrato molto grande, perché grandi erano le cose che stava abbracciando insieme alle mie spalle.

E poi ho toccato con mano la meschinità, la pochezza dell’animo umano e allo stesso tempo ricevevo lezioni di vita da chi ha la metà dei miei anni, ma che ha assorbito in questo percorso di vita, il vero senso di responsabilità e di rispetto che ogni essere umano dovrebbe avere verso se stesso.

Ma ci sono stati anche confronti con la superficialità, l’incompetenza, l’arroganza che allo stesso tempo però, non facevano altro che nutrire la mia sete di giustizia di verità di etica morale e sociale.

Cose che toccano appunto il sociale in generale ma anche il mondo del lavoro!

E in ognuno di questi ambiti ho dovuto rispolverare l’importanza che io dò alle PAROLE e ai VALORI e quanta poca invece ne concedono altri, che offendono le parole che usano a sbafo, senza comprendere nemmeno la metà di quanto valgono.

Della bellezza della Vita però ho dovuto scrivere. Poche righe, poche sensazioni perché la lontananza comprime spesso ciò che possono essere i reali sentimenti, ma non può certamente cancellare la magnificenza di una nuova personcina che si aggiunge alla famiglia.

Tante cose sono accadute dunque e molte altre ancora accadranno.

Se tante volte la soluzione è stata quella di riversare parole e sentimenti su un foglio bianco, oggi forse ciò che devo fare è aspettare.

Ma aspettare, badate bene, non significa cancellare. Aspettare significa completare un puzzle, mettere a posto più pezzi possibili, perché il disegno venga fuori delineato, chiaro. Comprensibile alla vista di tutti. E poi potremo parlare di ciò che racconta questo quadro. Davvero. Cancellando le cattive bugie che hanno determinato cattive azioni e, soprattutto, cattive vite.

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