Una vita a foglietti

Le Corti dell’Arte: programma a breve e a lunga scadenza

feliceComincia ad avvicinarsi l’appuntamento con Le Corti dell’Arte , l’annuale rassegna estiva di musica di alta qualità dislocata tra le suggestivi corti del Borgo di Cava de’ Tirreni, giunta, nonostante la crisi,  alla ventinovesima edizione, in procinto di celebrare il trentennale  e sempre all’erta per superare le inevitabili tempeste che ne ostacolano la navigazione. Ne parliamo con il loro ideatore ed artefice, Felice Cavaliere, che è anche il fondatore e Direttore dell’Accademia Jacopo Napoli, una delle poche in tutto il Sud, capace di organizzare dei corsi estivi di musica: corsi che, detto per inciso, attirano allievi da tutta Italia e anche oltre.

Di Felice, da me conosciuto personalmente solo l’anno scorso, mi è rimasta l’immagine un po’ scura, in giacca, cravatta e sigaro tra le labbra.

Appena ci siamo visti però, sarà stato il colore giallo della sua camicia, sarà stato l’invito a casa sua, tutto sembra prendere una piega assai diversa. Ci apre il cancello sulle scale e un’ondata di colori mi travolge. C’è di tutto; bottiglie aperte che sono diventate vasi, birilli che rispettano un ordine preciso, ma non da strike, solo allineati e anche loro ad accogliere piantine, e poi tantissimi vasi, di tanti colori, con all’interno altrettanti fiori ovviamente variopinti. Un arcobaleno che mi fa nascere un sorriso spontaneo, che è meglio di un caffè per rompere il ghiaccio: chi ha un ingresso di questo genere, deve per forza promettere bene! Sulla porta un cavallo e una targhetta “Qui abita un uomo felice” ed io sono ben felice di varcare quella soglia.

A entrare in  quella casa, sfido chiunque a restare indifferente. Mi salta agli occhi un trombone  delle bande americane: bianco, grandissimo. Potrebbe essere una cosa normale, dato che la musica qui è di casa. Ma, a parte un pianoforte e un clavicembalo, nessuno degli strumenti che scoprirò in questa casa, si trova nel luogo che noi immagineremmo. Perché il “trombone” nel salotto, così come i violini nel bagno fungono da lampadari!!! Una batteria completa regge il lavandino e una tromba è adattata a portalampada, così come dei libri antichi reggono una lampada fatta di spartiti…

Oltre a Felice, in casa ci accoglie la consorte Tiziana: in verità non capisco se è più sorpresa per la nostra intrusione o per i nostri volti. Giriamo per quelle stanze come dei bambini nella casa dei balocchi. Faccio quello che in genere non faccio mai in una casa, guardare con occhi curiosi. Non è voglia di intromettermi, ma un sentimento di tale positività che non riesco a trattenermi. Felice, prima di entrare nella stanza dei libri, mi avverte del “disordine”. Io rido: se una stanza dei libri è ordinata, potrebbe essere solo finta!

Ma poi c’è la stanza delle macchine fotografiche, c’è la porta con i bisturi, insomma di tutto. Un bazar di idee, di vita vissuta, di ricerca di un passato che è bellissimo ritrovare tutto intorno a sé. Felice, travolto dal nostro entusiasmo, ci accompagna divertito lui stesso, come una guida nel museo, fino a spingersi nel suo luogo preferito: il laboratorio della tranquillità, il posto dove va a ricaricare le batterie, dove ritrova la serenità che il quotidiano logora. Quando entriamo, capisco il perché dell’effetto “valium”.

È un’altra dimensione: la radio d’epoca, di quelle così grandi che oggi non ci fanno neanche più il forno elettrico; il telefono “grigio”, insieme alle gettoniere delle cabine telefoniche, quelle prima dei mitici cellulari; e cappelli da equitazione che aspettano di diventare altro e un lampadario di foto di bambini al soffitto. Il primo riflesso è che i bambini portano solo “luce” e dunque quello è forse il loro posto migliore.

Ecco, questa è stata la nostra prima mezz’ora o forse più in casa di Felice. In questo brevissimo tempo, mi sembrava che ci fossimo raccontati tutto quello che forse intere giornate non avrebbero potuto permettere. Un modo aperto, vero, completo di confessarsi, di raccontare un’idea di vita, una passione.

Ma poi il senso del dovere riporta alla mente che si doveva fare  un’intervista, parlare delle creatura che questa grande passione per la musica ha generato, appunto l’Accademia Musicale e l’annesso Festival “Le Corti dell’Arte”

Accomodati sul divano, partono spontanei racconti di ricordi e, mi aspetterei, progetti. Ma quello che scopro mi lascia ancora più stupita del vassoio con piatti posate caraffa e bicchieri che, capovolto, è un altro dei lampadari “originali” che ho trovato in giro per casa: questo sarà il penultimo anno che si parlerà delle Corti dell’Arte a Cava!!! L’anno prossimo, dopo i festeggiamenti del Trentennale, fine dell’avventura. Motivo: i rubinetti dei finanziamenti istituzionali sono quasi tutti a secco… o si aprono con ritardi epocali.

E allora capovolgiamo le informazioni e i tempi. Perché del programma di quest’anno potremo parlare dopo, ma quello che non vedrete scritto sui manifesti, merita di essere conosciuto.

Mi ritrovo a casa, in mano il libro che racconta i 25 anni dell’Accademia che Felice mi ha regalato. Finisco di leggere le parole dei politici Edmondo Cirielli, Giovanni Baldi, Alfonso Andria dell’allora sindaco Marco Galdi. Le scrivevano solo quattro anni fa, elogiando il lavoro egregio di un uomo che, credendo nel potere della musica, dell’arte, ha creato una Scuola che ha raggiunto una fama internazionale. Infatti, ai corsi di perfezionamento dell’Accademia, partecipano ogni anno i nuovi talenti emergenti della musica, seguiti a loro volta dai maestri già di nota fama. Su una rivista nazionale “Suonare news” nel numero dello scorso giugno si tracciava una mappa dei corsi musicali dell’estate italiana e tra le quattro date del sud c’è Cava dei Tirreni mentre il Centro Nord offre quasi una trentina di date. Già questi numeri dovrebbero far riflettere un’amministrazione attenta. Ma non parlo solo di quella attuale.

I nostri governanti  hanno mai pensato che realmente queste manifestazioni hanno un potere, un valore per il nostro territorio? Hanno pensato che ci sono cose che possono sopravvivere alla caducità dell’uomo, ma restare come segno di una tradizione che dà lustro, opportunità e visibilità alla nostra terra? Possibile che sia così difficile custodire un’oasi di eccezione o guardare a qualcosa che non sia oltre la punta del nostro naso?

Citare tutto il lavoro che l’Accademia svolge sul territorio, tutte le Rassegne che ha curato, grazie all’esperienza acquisita nel campo, sarebbe davvero lungo, ma chi vuole può facilmente reperire queste informazioni. Quello che forse è maggiormente necessario è smuovere qualche coscienza.

Il mio è un appello alla città. Avete visto tutti “Le Corti dell’Arte”? Io per prima mi accuso per non averlo fatto in tempo, per non averlo fatto sempre; ma riusciamo ad immaginare cosa Cava può offrire anche da un punto di vista urbanistico e architettonico per una manifestazione del genere? Flamenco, pianoforte, tromba, jazz, pianoforte e viola e violino, una fantasia di musica eccezionale, per citare solo quelli dello scorso anno, che hanno permesso a noi cavesi, ma soprattutto agli ospiti, di entrare nei nostri palazzi, nei nostri cortili, nei nostri monumenti millenari. Noi abbiamo questo in più, abbiamo una città splendida.

La nostra storia non è solo quella già scritta, quella che dovremmo conoscere per rispettarla e tramandarla. La nostra storia è anche quella che dovremo decidere ancora di scrivere, perché anche i nostri giovani possano avere l’occasione in futuro di accomodarsi nei nostri storici cortili. Tra questi, mi è rimasto nel cuore quello della signora Rosa Salsano. Lei non c’è più, ma l’accoglienza familiare (famiglia Gravagnuolo, basta la parola…)  è la stessa e quelle note risuonano tra le sue mura ben oltre la durata di un concerto.

Dovranno poter ammirare le rocce del chiostro della Badia, che ti fa venire i brividi già da sola, figuriamoci se ci aggiungiamo le note di un pianoforte, che l’anno scorso era suonato nientemeno che dalle dita fatate della prestigiosa pianista russa Anna Kratvchenko.

Dovranno accomodarsi sulle sedie dei cortili di quei palazzi che accolgono con un’atmosfera che ti rimane dentro, precisa identica anche a distanza di anni, perché a certe meraviglie non ci si abitua mai.

Ecco allora cosa dire oggi della XXIX Edizione delle Corti dell’Arte? non permettiamo che sia la vigilia della fine. Cava e i cavesi, non possono, non devono perdere una manifestazione di così grande rilievo. Siamo troppo abituati al mordi e fuggi, alla politica dell’”arraffare” per riempire qualche tasca vuota, che vi assicuro, resterà vuota anche se piena di soldi che non hanno sudore e valore.

Cava ha delle tradizioni spettacolari. Altre città hanno fatto parlare il mondo con la loro storia e le loro proposte, come il Palio di Siena, Umbria Jazz, ma credete che la nostra Festa di Monte Castello, la Pergamena Bianca, le nostre Corti dell’Arte e la scuola che ha alle spalle, non meritano un po’ di clamore anche loro?  E non solo il clamore delle rivalità cittadine, anch’esse “da cortile”….

A Cava, negli anni in cui mi sono avvicinata ai vari tipi di manifestazione, una cosa mi ha colpita subito: la divisione, unita spesso alla mentalità da parrocchietta personale e, troppe volte, a spazi offerti non sulla base di giuste credenziali ma dell’amicizia più o meno politica del momento .

Cava città merita tanta fama, sono secoli che la sua bellezza ci regala lustro ed orgoglio, ma oggi siamo noi cavesi che dobbiamo fare qualcosa per lei e molto di più per noi: difenderla.

Difenderla dalle cattive abitudini, dal provincialismo che ci fa diventare snob, dalla mancanza di programmazione, dallo scarica barile che non trova mai un responsabile e che permette sempre di lasciar perdere tutto. In breve, difendiamola da noi stessi, dai nostri limiti, dalle nostre paure; possiamo osare. Abbiamo competenze ed eccellenze invidiabili, non lasciamo che diventino, ancora una volta, occasioni perdute.

Felice mi scuserà se queste pagine sono diventate, come spesso mi accade, luogo di raccolta di pensieri vaganti, ma la nostra chiacchierata mi ha regalato spunti talmente importanti che, lasciarli perdere, sarebbe stato quasi offensivo.  La storia delle Corti e dell’Accademia e di Felice stesso merita questo e ben altro.

Ed eccoci finalmente al  programma delle “Corti dell’Arte” , che prevede la Direzione Artistica di Felice Cavaliere, la Consulenza Artistica di Tiziana Silvestri, la conduzione affidata ad Eufemia Filoselli e la parte grafica regalata, come sempre, dalla fantasia di Carlo Catuogno .

Dal 18 agosto dunque, noi semplici spettatori, avremo l’occasione di godere dei concerti che inizieranno con “Il Conciorto”, concerto indie-pop-funk dedicato agli ortaggi presso la Corte Complesso di San Giovanni, dove si terrà anche martedì 23 agosto un recital pianistico del Maestro Francesco Libetta, mentre alla Corte di Palazzo Salsano si esibiranno gli “Antica Consonanza” giovedì  25 agosto.  Il lunedì 29 nel Giardino di Palazzo Benincasa ci saranno i Rosa’s Quartet, giovedì 1 settembre  si ritorna a San Giovanni per il Don Pasquale di Donizetti, per chiudere il 5 settembre nei Giardini di Villa Rende con Martucci Jazz Orchestra. Tra le varie date si intervalleranno due Concerti aperitivi domenica 21 e 28 agosto alle 11.30 presso il Palazzo di Città.

Finisco di scrivere mentre, con ritardo, apprendo anche dell’ennesima follia umana (l’attentato sul Lungomare di Nizza). Non mescolo le due cose, ma voglio riportare una frase che Felice ha scritto nel suo personale intervento sul libro. Credo che riassuma il sogno e la potenza dell’uomo e di quanto faccia la differenza incanalarla verso il bello e la conoscenza, piuttosto che verso l’ignoranza e l’orrore.

“Forse si tratta di utopie. Ma la musica può compiere anche miracoli”

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