Mamma Lucia
Mi sembra quasi strano scrivere per la prima volta di Mamma Lucia, questa donna così famosa nel mondo, mia concittadina, che era in vita quando io ero già nata e che è morta negli anni in cui ero quasi maggiorenne.
Una donna così famosa, dicevo, ma che io, per anni, non ho conosciuto se non come un nome ripetuto più volte, ma con poca storia ad accompagnarlo.
Ma Mamma Lucia di storia dentro di sé ne ha tanta, forse addirittura troppa per la nostra comprensione.
Questa riflessione la faccio stamattina, dopo aver assistito alla manifestazione che le hanno dedicato ieri sera, 29 agosto, per ricordarne il 40° anniversario dalla morte.
La faccio perché ho ascoltato parole, tante, ma soprattutto ho vissuto emozioni, di più.
Per una donna così il tempo è tiranno direi, perché le cose da dire sono molte di più di quelle che si possono infilare dentro una programmazione di circa due ore, con l’aggiunta di video in più, ma chi parla di lei, chi l’ha vissuta, chi la sta vivendo ancora attraverso la realizzazione di un Museo che le donerebbe un posto in questa nostra vita così lontana dalla sua, riesce a compensare il Tempo con l’Amore.
Questo mi va di ricordare di questa serata.
È incredibile come si possano confrontare sentimenti così nitidi e anche contrastanti dentro uno stesso luogo, verso uno stesso palco.
Hanno parlato i componenti del comitato che si sta occupando della creazione del Museo e quando è arrivato il turno del Presidente, è esploso definitivamente tutto quello che loro hanno messo in quest’impresa. Chi si dedica a mamma Lucia, oggi, per onorarne la memoria, per ricordare le opere che ha compiuto, ha preso esempio da lei nel partire da un solo sentimento: l’Amore.
Loro lo hanno capito bene.
Lo avranno forse già saputo, ma avere tra le mani le innumerevoli fotografie, le onorificenze, leggere le tantissime lettere di ringraziamento di mamme che hanno ritrovato i loro figli, non può aver fatto altro che fortificare e nutrire quel seme che avevano già piantato.
E il frutto di tutto questo lo portano nel cuore, lo trasmettono con le parole e ce ne fanno dono.
Quello che si crea tra quel palco e noi in sala è magia, è miracolo, è un sentire di cose belle, che non vedi ma di cui non dubiti neanche per un istante: è il desiderio di pace, è il messaggio di Amore.
Poi quella magia si interrompe.
Arrivano altre persone, con altri ruoli.
Non sto qui a dire niente sul loro operato, non mi compete e non è mia intenzione, ma quello che so è che la musica cambia.
Quelle parole che pure hanno il senso dell’elogio e del rispetto, contengono vibrazioni completamente diverse. C’è altro, c’è una finalità diversa.
Forse è giusto anche questo, ci sono cose nella vita che si fanno con la pratica, ma la spinta che ti porta a farle deve avere una forza profonda, pulita, forte, incondizionabile, senza compromessi.
Questa forse la grande contraddizione: il racconto di una donna che ha “solo” seguito un sogno perché ha avuto fede, senza preoccuparsi di nulla che non fosse legato a quel desiderio di esaudire la richiesta di giovani che volevano una degna sepoltura; e di fronte invece, le scelte di una politica che si nutre di compromessi perché ci fanno credere che senza non si può fare nulla.
Mamma Lucia e l’Amore.
La quotidianità e gli interessi.
Ma Mamma Lucia è un esempio troppo grande per restare invischiata in questo tipo di ragnatela.
Lei non ha conosciuto questo risvolto nella sua opera. Lei ha rinunciato a ricompense in denaro perché non c’entravano niente con lo spirito che la guidava.
Le hanno dedicato tributi immensi, interviste, cortometraggi, ricerche, pagine di storia, ma a me è rimasta nel cuore una canzone di cui non so il titolo, non ricordo l’autore, ma che aveva nelle parole qualcosa di così penetrante che faceva sanguinare il cuore.
Tante cose in questa serata, tanti gesti, teatralizzazioni, poesie, libri, regali, ma più di tutto lei. La piccola donna vestita di nero che adesso mi sorride timidamente nel retro della copertina di un libro ricevuto in dono, dove nasconde quella forza che l’ha guidata su per le montagne, incurante dei rischi per la sua vita, delle voci che a volte la definivano “pazza”, del tempo e del denaro che sottraeva alla famiglia per comprare le cassette di zinco dove ospitare i suoi “figlioli”. Quella forza è nascosta ormai, ma ogni ruga esprime la grandezza dei suoi sentimenti, la luce nei suoi occhi riflette lo spirito di Amore che l’ha guidata in quegli anni di follia che non smettono di riproporsi, e che le ha permesso di formulare e vivere il concetto di fratellanza ripreso anche da papa Francesco e che forse le concederà la beatificazione.
Quello che spero per lei, è che ogni cosa che verrà fatta in suo nome, la porti ad essere sempre più vicina a noi, che davvero il suo esempio possa generare nuovi valori in chi cresce, tra chi deve governare, tra chi deve educare; spero che la sua eventuale beatificazione, non la renda irraggiungibile da questa realtà quotidiana che ha assoluto bisogno del suo magnifico esempio di semplicità.
Grazie


Si, per molti cavesi questo nome, “mamma Lucia”, è il sussurro di nonne e mamme che tentavano di spiegare incredule il suo operato. È un nome legato a sentimenti di bontà, di pietà, di amore grande per quei giovani corpi finiti e dispersi a causa della guerra. È un nome che a me ricorda anche la sosta e il segno della croce davanti al suo sepolcro ogni volta che si andava con mamma al cimitero. E mi riporta alla immensa bontà di Madre Teresa di Calcutta. Che dire, spero che la sua città, che è anche la mia, sappia renderle l’onore del ricordo immortale raccontando del suo coraggio, della sua umanità, della sua umiltà, del suo lodevole intento di restituire quei corpi a una degna sepoltura e alla vicinanza dei propri cari.
Immensa gratitudine