Una vita a foglietti

Giorni speciali dentro feste tradizionali.

Vigilia di ferragosto, giorni di tradizioni, di ricorrenze, di incontri.

La famiglia Di Domenico ha nel suo DNA posti precisi dove conservare tutto questo e a noi viene data la possibilità di essere lì, di condividere quei giorni: parentesi nelle loro vite, vita in parte nuova per noi.

La prima casa che ci accoglie ha già una sua presentazione particolare ma di cui non mi accorgo subito; da dove arrivi non riesci a vederla tutta e non puoi neanche immaginare cosa ti potrà raccontare.

Scale nel verde  accompagnano verso un luogo più alto, una macchia di acqua azzurra, tavoli pronti ad accogliere ospiti, e ancora scale verso Pasquale che ha organizzato infornate di pizze.

Passi interrotti da incontri, presentazioni, bambini splendidi che giocano, si rincorrono, si ritrovano. Mani che si stringono in prese decise, di quelle belle, convinte, di quelle che mi piacciono tanto.

Poi ti giri e vedi il panorama.

Non è nuovo, Cava è la mia città, ma è immenso.

È lì che comincio ad allargare la gabbia toracica, è da lì che comincia ad arrivare un respiro nuovo, che non è più solo il mio, ma che si sposa con qualcosa che esiste già, che è lì, in quel luogo.

È lì che comincia quella magia che non si svela, ma che mette le sue radici e che poi, qui, a distanza di giorni, darà i suoi frutti.

Arriva Gaetano, marito della prima sorella di Pasquale, Mariassunta, e ci invita a visitare la casa per poter ammirare il panorama da un punto ancora più alto.

Ringrazio; oltre che con le parole ringrazio nel profondo per quei gesti di accoglienza che ci vengono riservati, che ci introducono nell’intimità di una famiglia che non ci conosce a fondo, ma che ci concede fiducia.

La prima cosa che mi colpisce è l’odore. Un odore che mi appartiene, un odore di casa di campagna, di una casa dove si cucina in un certo modo, dove si vive in un certo modo, che ha intorno un’aria particolare. Una casa con mura spessissime, con travi possenti esposte su soffitti altissimi, che ti concedono aria e respiri.

E scale a portarti ancora più su, a togliere sempre più limiti al tuo sguardo.

Questo si mostra davanti ai nostri occhi. Le foto che scatto non rendono l’insieme della mia vista, svela poco di quella luce ormai mitigata del tramonto, di un sole che sta rientrando dietro le montagne lasciando dietro di sé una scia come di polvere d’oro che rende prezioso ciò che si ammira.

Ascolto i racconti della nostra speciale guida, mentre percepisco la grande stabilità di quella costruzione e nello stesso tempo mi chiedo come mai, qualcosa di così materiale, di così concreto, di così immobile, riesce a trasferirmi tante sensazioni.

È un altro indizio, è un’altra delle briciole di Pollicino che cominciano a segnare un sentiero. Quei piccoli segnali che devi imparare a riconoscere e ad avere il coraggio di seguire per arrivare un po’ più lontano, per andare oltre quello che vedi.

È scesa la sera intanto, il resto della famiglia è arrivato e siamo pronti per assaggiare le pietanze tipiche della tradizione. La palatella, le alici, la milza, gli affettati, il vino di casa con tanto di percoche, i dolci e la compagnia.

La compagnia. Sottolineo questa parola, questa opportunità perché si possono iniziare viaggi meravigliosi seduti a un tavolo. Lo diceva Gaetano, uomo capace di pensieri profondi, che cercano il loro posto, che aspettano di cominciare ad avere vita propria, quando raccontava che, guardando i tavoli vuoti, appena preparati, coglieva in loro un ruolo ben più profondo della stabilità offerta per poggiarvi sopra dei semplici piatti. Un tavolo è un luogo di compagnia, di confronto, dove possono trovare posto molte più ricchezze dei soli posti a sedere.

E noi di ricchezza ne abbiamo condivisa davvero.

Quando riesci ad aprire il cuore, quando puoi affrontare argomenti senza temere di essere giudicato, quando accetti di svelare il tuo credo nei confronti della Vita, dell’Amore, della Morte, della Fede o della Laicità, allora sei nel posto giusto con le persone giuste.

Non importa stabilire se c’è qualcuno che abbia ragione o torto.

Non importa seguire la teoria della Vita orizzontale o protesa in verticale, la cosa importante è avere la tua visione, saperle dare corpo, senso.

E poi far entrare anche la storia, allargare il tavolo ai giovani che si mischiano a noi più grandicelli, che a loro volta hanno in braccio e intorno esserini ancora più piccoli, il prossimo futuro.

È lì che la casa mi manda il suo messaggio. È allora che trovo l’immaginario plico con la spiegazione di quelle sensazioni ormai di ore fa.

Forse è quella spiegazione che mi permette di credere che c’è un’anima ovunque e che noi dobbiamo decidere di scoprire.

Tutta questa vita, tutte le vite che da decenni si alternano in questo posto, non hanno solo consumato gradini, terreno, mobili e pareti.

La storia, le emozioni, le gioie, i pianti, le soddisfazioni, i sacrifici, hanno impregnato questa costruzione rendendola partecipe di tutto quello che si viveva al suo interno.

Non è stato solo la copertura dal mondo di fuori, è stata parte integrante di quelle storie dentro, ha contribuito a farle scrivere.

Quegli spazi nascosti sotto le scalinate, le numerose porte d’accesso ai terrazzi, ogni spazio che offriva altre infinite possibilità. Un altro amico di giochi, un complice silenzioso e fidato.

Guardo di fronte a me: ci sono tantissime piante di ulivo. Ma da dove sono, ne posso vedere le cime. Le radici sono in basso e io le vedo da dove difficilmente le ho potute vedere: dall’alto.

Un’altra prospettiva. Queste sono le occasioni, cambiare prospettiva. Accettare che possono esistere nuovi punti di vista.

Potrei dire che arriva la fine della serata, che la notte ci accoglie silenziosa mentre facciamo a piedi un pezzo di strada Felice ed io, che i pensieri che ci scambiamo arricchiscono ancora di più la bellissima esperienza che abbiamo vissuto, ma la magia della scrittura mi permette di fare un salto nel tempo e farmi ritrovare nello stesso posto giusto un giorno dopo.

Siamo al 15 di agosto, stiamo tornando di nuovo a piedi e abbiamo vissuto un’altra serata con la famiglia Di Domenico con l’aggiunta del paese.

Una serata speciale, una ricorrenza anche questa, onomastico della mamma Assunta ma quest’anno con l’aggiunta di una data unica: centenario della nascita del papà Francesco.

La messa con don Beniamino, e le sorprese di Pasquale.

Una messa, un’omelia che affronta un tema che ho particolarmente a cuore: la Morte.

La sua forza nel rassicurarci che avremo altro, che non ci sarà tradimento sulla promessa di Dio.

Anche qui c’è la possibilità di riflettere, l’occasione di pensare al corpo che ci ospita in vita, come la casa dove ha vissuto la famiglia Di Domenico; luoghi che si impregnano del nostro vivere e che mostrano fuori ciò che si ha dentro.

E poi ancora un termine: Risveglio. C’è una forza potente in questa parola. Ci sono possibilità infinite, occasioni continue. La vita non è mai piatta, non è mai statica, non è mai finita: la vita è un fiume inarrestabile, potente e dolce allo stesso tempo. È magnifica, soprattutto quando in noi sboccia, appunto, il Risveglio.

C’è rumore durante la funzione; ci sono adulti che hanno bisogno di dirsi cose urgenti forse, ci sono bambini che partecipano all’offertorio, altri che cercano strade nuove, giochi speciali. C’è un fluire continuo di vita in questo piazzale che è diventato chiesa, includendo i rumori della strada, di qualcosa che accade al di fuori di ciò che vivi dentro.

Ma a messa finita, Pasquale ha ancora qualcosa da fare. Un “verbale”, uno simile ai tanti redatti nella carriera di professore e che ha voluto ancora una volta scrivere, affidando le sue parole alla lettura della nipote, Pia Lanciotti, attrice famosa, che tutti qui conoscono, che Franco Bruno non manca di presentare col calore che merita.

Una lettura insolita, su un pannello che contiene precisamente cento righi, cento come gli anni che ricorrono dalla nascita di Francesco, papà di questa famiglia che ancora si tiene per mano.

Pasquale è il mattatore anche se nulla potrebbe fare senza l’assoluta complicità della moglie Amalia e la partecipazione totale della schiera immensa di fratelli e sorelle e nipoti e cognati, che rendono concrete le serate immaginate e che portano sempre più lontano le radici di questa famiglia.

Ma come un bravo papà, ha sempre un altro dono da offrire. E dove si portano i doni? Dentro un sacco. Un sacco dove sono stati raccolti i famosi mazzetti di erbe aromatiche tipici proprio di questo giorno e distribuiti agli ospiti, ma che nascondono altro, un oggetto prezioso: un libro.

“Un uomo come tanti. Ma anche un po’ diverso”.

È la pubblicazione che Pasquale ha firmato dedicandola al suo papà.

Francesco Di Domenico, lui protagonista adesso che è assente, ma che è stato così presente in tutte queste vite che accolgono sorprese il regalo fatto, che ritroveranno in quelle pagine la storia di un uomo che ha partecipato alla storia di ciascuno.

C’è il rompete le righe, ci sono gli abbracci e i ringraziamenti. Ci sono parole, sorrisi e cuori caldi che ci portiamo dietro lungo questa strada di casa mentre proviamo a mettere ordine in quel sacco che ci è stato dato, non svuotato dalle erbe e dai libri, ma riempito di un altro pezzo di storia, quelle che si fondono mentre non sai che lo stanno facendo, che aprono nuovi spiragli, che rafforzano legami con chi non condivide mai la tua quotidianità, ma che ha lasciato un segno della sua presenza in quel sacco che è stato donato.

Grazie

4 thoughts on “Giorni speciali dentro feste tradizionali.

  1. PASQUALE DI DOMENICO

    Ciao Paola! Scusami per l’ora ma solo adesso ho scoperto, in un ritaglio di tempo più sgombro, che sei stata velocissima a reagire alle nostre “piccole provocazioni”. Mi sarei aspettato un tuo commento profondo, come sempre ci hai regalato, ma non potevo assolutamente prevedere la minuziosa rappresentazione lessicale di tutto quanto abbiamo condiviso in queste due serate. E’ come rivivere allo specchio la tua immagine potendo cogliere particolari che non avresti mai notato. La tua chiave di lettura, analitica, minuziosa e profonda ci spinge oltre ogni cornice dei particolari quadretti disegnati insieme. Certe prerogative interpretative appartengono unicamente alla tua maestria capace di esternare messaggi di alto spessore umano e culturale. Grazie di tutto dal profondo del cuore. Pasquale Di Domenico.

    1. Paola La Valle Post author

      Siete voi ad offrirmi sempre tanti spunti, ma soprattutto mi concedete di vivere delle “parentesi” di famiglia, che assumono un valore speciale. Grazie ancora

  2. Gaetano Rispoli

    Cara Paola, nelle tue riflessioni intense e genuine, cogli gli aspetti più profondi dell’animo, impreziositi da cornici naturali che la tua mano scorrevole dipinge e colora, regalando agli occhi e al cuore un flusso di forti emozioni.
    Grazie per aver dato vita a ricordi, tradizioni, affetti.
    Gaetano e Mariassunta

    1. Paola La Valle Post author

      Saper donare e saper accogliere… piccole, grandi cose, che cambiano la visione dei giorni.
      Grazie a voi

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