Una vita a foglietti

Un pomeriggio per ritornare indietro nel tempo

È un sabato qualsiasi, ma basta poco per renderlo un po’ più speciale. Una visita, un’incontro e diventa altro.

Corso Mazzini, il cancello che è lo stesso da mezzo secolo, il vialetto che sembra piccolo ma quando lo attraverso mi sembra di sentire ancora le nostre voci mentre ridevamo cadendo dai pattini su cui imparavamo ad andare. Sono questi i miei primi pensieri mentre citofono e affronto le  scale perché ascensori non ce ne sono. Eravamo tutti in linea anche per questo un tempo: tanti gradini al giorno tante volte al giorno.

Sono lenta nel salire. Il pianerottolo con le piante, gli odori, il panorama… tu hai già aperto la porta lassù al terzo piano e quella voce gioiosa e inconfondibile mi prende in giro per la mia lentezza, per il mio essere “invecchiata”. Il mio? Il nostro! Abbiamo la stessa età, abbiamo condiviso la stessa giovinezza, siamo state amiche per la pelle…

L’abbraccio è quello di sempre, quello che ormai ci concediamo a distanza di anni perché la lontananza non ci permette di vederci spesso. Sei bella come sempre, gentile, affettuosa come sempre. La tua famiglia è anche un po’ la mia. Te la prendevo in prestito quando eravamo giovani ragazzine e forse neanche me ne rendevo conto, lo faccio un po’ anche oggi con molta più certezza e con qualche fitta di dolore in più.

Il divano, il caffè, gli sguardi complici e i discorsi che si mescolano tra vecchio e nuovo. I ricordi che ritornano, ma questa volta non sembrano solo parole ripetute di un tempo che fu. No. C’è qualcosa di diverso. Sono racconti che si sono trasformati davanti agli occhi che abbiamo oggi. Quelle esperienze adesso le raccontiamo con la maturità di una vita che nel frattempo è stata vissuta e che ci ha segnate. Sono diventate le basi per le nostra quotidianità, da cui apprendiamo per cercare di mantenere un percorso di coerenza che adesso sappiamo che è anche occasione di esempio per chi ci guarda.

Quando tu oggi mi parli di quegli anni passati, di quei NO che arrivavano fino a te senza essere i tuoi, a me danno una nuova lettura. Sono cambiate quelle persone nel corso di quegli anni, o semplicemente oggi li guardo senza i timori, i condizionamenti, le negazioni di allora? Hanno avuto un senso tutte quelle rinunce, quelle sofferenze? Certo che si, l’unica domanda che mi pongo oggi è: si poteva arrivare alla stessa conclusione con qualche lacrima in meno? Con qualche sorriso in più? Non lo saprò mai. Non si cambia il passato e non voglio pensarci con rimpianto.

Il mio passato è fatto anche di tante belle cose, e tu sei una di queste. Se ancora oggi possiamo dirci “Mi dedichi un’ora?” e obbligare mariti a richiedere la nostra presenza dopo cinque ore, vuol dire che siamo sempre le stesse chiacchierone, le stesse discole che vogliono raccontarsi tutto, che trovano ancora argomenti vecchi, ma belli ed attuali di cui discutere.

Mi hai detto da subito che noi siamo state come le “amiche geniali”, anche se solo per le prime puntate, ora si parla molto di questo titolo, ed io non posso contraddirti perché non ho seguito il film. Ma se le ritrovi in noi è perché lo siamo state per davvero amiche, tantissimi ani fa, quando l’amicizia era un regalo che arrivava un po’ più facilmente, quando c’era il vero piacere di stare insieme, quando il tempo che si condivideva serviva per conoscersi, per scoprirsi e per “diventare grandi”, come con le grandi storie d’amore che poi abbiamo saputo costruire, che ci sono state donate o che semplicemente ci siamo meritate. Figli compresi.

Grazie mia cara Anna. Grazie per queste ore che ci concediamo aspettandole per anni, che ci gustiamo come un appuntamento pieno di grandi aspettative, che sappiamo già che si risolveranno con risate, abbracci, promesse e anche qualche lacrima. Ma va bene tutto.

Le “amiche geniali” non si sono risparmiate nulla nel loro passato, perché dovrebbero farlo nel presente o nel futuro?

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